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Sito ufficiale del Coordinamento Trans Sylvia Rivera

I fondamenti del Coordinamento Trans Sylvia Rivera sono i seguenti:
diritti civili, diritti umani, autodeterminazione, laicità, antirazzismo, antifascismo


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venerdì 10 settembre 2010

MARCELLA DI FOLCO, LEADER DEL MOVIMENTO TRANS CI HA LASCIATO. UN RICORDO CORALE


La mia, la nostra Marcellona
di Porpora Marcasciano
pubblicato il 9 settembre 2010 su Liberazione


Cosa scrivere e come scrivere della Marcella, una persona con cui ho condiviso e intrecciato un’esperienza personale e politica che definire “sensazionale” sarebbe riduttivo, un percorso lungo 25 anni, da quando, in una salottino del Senato, Giglia Tedesco (Pci) convocò una delegazione del Mit, il Movimento identità transessuale, per un incontro con Rosa Russo Iervolino allora ministra degli interni. Indimenticabile per me la scena finale dei saluti quando, come in un film di Fellini, Marcellona singhiozzando di gioia, abbraccia, fino a farla scomparire tra le sue spire, la ministra che in quel momento, confidenzialmente, per lei era diventata Rosa. Rosa con la sua vocina ringraziava e Marcella col suo vocione elogiava. La paura di essere banale nel parlare della Di Folcland (come confidenzialmente la chiamavo) per me è alta, la paura di non riuscire a dire tutto quello che andrebbe detto nello spazio di un articolo. Il rapporto che ci univa era profondo, durava nel tempo perché, per evitare le durezze della vita, avevamo fatto di una sana e salutare autoironia uno stile di vita. Non ci siamo mai prese sul serio, riuscivamo a dirci le peggio cose l’una dell’altra (le trans sono così), ma la serietà non è mai mancata quando ci si confrontava con la nuda vita, con i mille problemi e le infinite tragedie che assediano la vita delle persone transessuali. Marcella sapeva dove arrivare, ottenere il massimo per le persone trans e in quello si tuffava anima e corpo e… che corpo!
Dall’incontro con il Presidente Napolitano a quello con la trans malata anziana e senza casa, da quello con gli scienziati dello Hbgda (l’associazione mondiale professionale per la salute transgender) all’incontro con le trans brasiliane clandestine e senza diritti, con tutti metteva la stessa identica verve e dignità, non esistevano per lei limiti politici, morali o istituzionali nella rivendicazione dei diritti. Costava quel che costava, per la Marcella le trans dovevano vincere.
Del resto la sfida, oltre al mangiare, era la cosa che amava di più e in un paese come l’Italia in cui di sfide (anche di sfighe) ce ne sono mille al giorno, lei aveva trovato terreno fertile. Come dire…una ruspa! Non per niente a un concorso di Miss Alternative era stata nominata Diga Vaiont. Prorompente, come quando a un congresso nazionale dei Verdi, con i suoi centosettanta chili di stazza, facendosi largo tra la folla dei delegati a colpi di pancia e di gomiti, arrivata al cospetto dell’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli gli disse: «A Francè se nun te comporti bene me te’nculo!». E quando, consigliera comunale a Bologna, pretese pubbliche scuse dall’opposizione di destra che l’avevano offesa nel suo essere trans. Mettendosi di traverso, una vera e propria barricata, il consiglio comunale non sarebbe proseguito senza quelle scuse, la vendetta politica delle trans!
A Marcella piaceva soprattutto divertirsi, per lei infatti la politica, le battaglie per i diritti, il lavoro al Mit erano soprattutto un gran divertimento: mezzo e fine, personale e politico, privato e pubblico coincidevano in quel grande, spropositato delirio trans che a noi piace definire “favolosità”, la linea guida dell’esperienza bolognese del Mit. Visto che i diritti, la dignità e quindi anche la gioia ci sono stati sempre preclusi, con Marcella era chiaro che ce li saremmo presi tutti, con un grande e, soprattutto, favoloso divertimento. Ci siamo divertite e continueremo a farlo ricordandola, grande, favolosa, Marcellona mentre prepari la rivoluzione davanti a un fumante piatto di fagioli con le cotiche, mentre intoni appassionate arie della Callas in viaggio verso i mille pride della nostra liberazione. Mentre sfili vestita da papessa benedicendo urbi et orbi i convenuti alla processione gaia organizzata per l’arrivo del papa a Verona. E mentre te ne vai, lasciandoci qui, alle cose di tutti i giorni, mi piace riportare, alla fine, una frase geniale di Foucault: «No, non sono dove mi cercate ma qui, da dove vi guardo ridendo».

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Sex worker, una sorella nella lotta per i diritti
di Pia Covre (Cdcp, Comitato per i diritti civili delle prostitute, onlus)
pubblicato il 9 settembre 2010 su Liberazione


Con la morte di Marcella Di Folco tutte le persone che aderiscono ai movimenti per i diritti civili glbt e di sex workers sentono di aver perduto un pezzo di sé, una parte della propria forza.
Marcella una persona non comune ci lascia un vuoto che resterà incolmabile. Mille attiviste/i tutti insieme non riusciremmo mai a sostituire Marcella, la sua presenza e la sua voce sempre straordinaria e potente e il suo pensiero che veniva dalla mente ma passava dal cuore e che esprimeva sempre appassionatamente com’è tipico di chi le esperienze le ha vissute in prima persona e non solo per sentito dire.
Marcella ha condiviso con molte compagne i momenti drammatici quando ancora negli anni ’70 erano applicate le infami leggi fasciste alle transessuali che venivano messe al bando e relegate al confino e anche in carcere. Con loro e per loro si è battuta per ottenere una legge (Legge 14 aprile 1982, n. 164 “norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso” ) partecipando attivamente alla lotta che fu portata in Parlamento dal Partito Radicale. Sempre in prima linea attivista e militante nel più completo e vero senso di queste due parole. Generosa con tutte/i anche nei giudizi, capace di affermazioni dure ma subito ammorbidite da una grande umanità che aveva spontanea anche verso chi le era antagonista. Dal 1982 ha partecipato e condiviso con il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute le lotte per il riconoscimento dei diritti e contro le discriminazioni. Il sindacato delle sex workers francesi Strass e il Network europeo delle sex workers che conoscevano e apprezzavano il suo lavoro e le lotte del Mit la ricordano come una delle grandi sostenitrici del movimento internazionale. Noi l’abbiamo sempre sentita vicina, in ogni momento di lotta lei c’era. Anche quando era affaticata o stanca, sempre pronta ad un nuovo sacrificio per portare la sua solidarietà e la sua presenza significativa alla lotta.
Ma non solo noi dobbiamo rendere onore a Marcella, anche il mondo della politica lo deve fare. I cittadini e le cittadine di Bologna la stimavano e lo hanno dimostrato eleggendola in Consiglio comunale. La sua popolarità fra la gente se l’è conquistata, non con la pubblicità mediatica o i giochetti di potere, ma con la sua grande autenticità e intelligenza con la quale si relazionava con le persone nelle strade della sua città, ascoltandone i problemi e rispondendo sempre con gentilezza e comprensione. Soprattutto schierandosi con i più deboli contro le ingiustizie. Nel giorno della sua scomparsa voglio ricordare le sensazioni che provocò in me al nostro primo incontro, mi impressionò per la sua dimensione fisica che percepivo sovrastante, quasi imbarazzante. Ma subito mi sentii rassicurata per la sua accoglienza tenera e calda. La sentivo come una sorella, grande e protettiva. Mi stupiva la sua storia personale davvero straordinaria, mi impressionò la sua lucidità sulle rivendicazioni intraprese e il suo senso di giustizia. Ricordo che pensai che sembrava un personaggio di Fellini, un po’ di tempo dopo scoprii che aveva anche recitato con Fellini. Sapeva stare in scena personalità e con ironia e aveva il physique du rôle, indimenticabile la sua partecipazione al concorso del Cassero dove è stata eletta Miss Alternative una autentica “Favolosa” come amano definirsi le transessuali.
Coraggio, orgoglio e dignità è la lezione che ci ha dato Marcella Di Folco come attivista, ma come amica la ricorderò sempre per la sua gentilezza e affettuosa generosità è stato un onore per me avere la sua amicizia
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Indimenticabile Papessa in Frocessione a Verona
di Graziella Bertozzo
pubblicato il 9 settembre 2010 su
Liberazione


Ciao Marcellona,
dal 7 settembre 2010 non ci sei più.
Ti ho salutata per l’ultima volta due giorni prima e non avevi più la forza per aprire gli occhi. Anche il peso del piccolo cagnolino Ettore sul tuo letto era troppo per te. Eppure hai trovato la forza per tendere le tue braccia e stringermi in uno di quei tuoi abbracci. Non mi hai detto «ammoreee» come al tuo solito, e da lì ho capito che non avevi più bisogno di interpretare la tua parte per nascondere tutta la tua dolcezza e la tua tenerezza. La tua parte era conclusa.
La tua parte?
Ma quante parti hai sostenuto sulle tue spalle? Quanti i corpi di cui hai saputo vestire i tuoi sentimenti, la tua caparbietà, la tua onestà, la tua fantasia, la tua generosità e lealtà?
Nessuno lo sa, ma in tanti e tante di noi ne conoscono alcune, solo alcune. E quanti ricordi-storie-momenti dovremmo mettere insieme per avere una Marcellona a tutto tondo?
La tua è una vita che si potrebbe raccontare per aneddoti, e chissà per quanto tempo si parlerà di te e del tuo Ciao su cui, nel tuo periodo di “enorme”, sfrecciavi per le strade di Bologna. E il Ciao non si vedeva. Anche la tua cinquecento fu mitica: non ho mai capito come facevi ad entrarci, ma soprattutto ad uscirne.
E su quanti carri e furgoni hai attraversato le manifestazioni romane del movimento? Ma la nostra Papessa a Verona nella Frocessione del 2006 la facesti a piedi, ed eri molto più credibile tu della Papessa Ratzinger che nel frattempo sfilava sulla papamobile dall’altra parte della città. Tu, imponente e a piedi, hai sfilato accanto alla Verona povera dei gay, delle lesbiche, dei e delle trans, delle prostitute, dei e delle migranti. Quell’altro, motorizzato, fra la Verona-bene del denaro e dell’opulenza. Eppure il tuo vestito era molto più bello del suo.
Soltanto la storia dei e delle perdenti – quella che non sarà mai scritta – potrebbe renderti giustizia.
E così so che non avrai giustizia, ma questo lo avevi messo in conto. Quello che non hai mai voluto mettere in conto, che non hai mai accettato, sono l’ingiustizia e la povertà di cui soffriva – e soffre – chi stava – e sta – intorno a te. Con il piccolo insignificante particolare che intorno a te sentivi il mondo intero, anche quello che di te non si occupava.
Non ricordo più la prima volta in cui ci siamo incontrate ma tu, una volta su due in cui ci vedevamo, mi ricordavi come per te era stato importante il mio invito ad una iniziativa a Verona, riconosciuta dalle istituzioni e realizzata solo da donne nei primi anni ‘90. L’invito di una donna – lesbica per giunta – a lavorare in un gruppo di donne. E dicevi: che beellooo! E sorridevi.
Non mi hai sorriso domenica, ma i tuoi occhi si sono allargati quando ti ho detto che stavamo portando a termine una delle tue ultime iniziative. E poi si sono riempiti di lacrime quando mi hai detto: «Forse io non ce la farò…». Non hai finito la frase: «… ad esserci».
Non abbiamo mai parlato molto io e te. Sempre di ricordi, e i ricordi non hanno quasi bisogno di parole. E spesso la nostra memoria comune non era necessariamente situata nel passato.
Il ricordo più bello che ho condiviso e condivido con te è situato in un tempo futuro, e sapevamo che né tu né io l’avremmo mai visto.
Ed è il ricordo di quel mondo migliore possibile per cui, a volte nello stesso luogo ed altre in luoghi diversi, abbiamo combattuto. Su barricate diverse, magari, ma che sempre hanno guardato nella stessa direzione.
E l’allargarsi dei tuoi occhi l’altro giorno me l’ha ancora una volta fatto intravedere, così come tu lo vedevi.
Così come questa lettera che ti scrivo: scrivo pubblicamente a te proprio oggi, quando non ci sei più a leggerla, per il semplice motivo che io ancora ho una parte da fare, perché so che tu quella felicità per un’azione politica concreta l’avresti voluta condividere con il mondo intero, perché non era rivolta a me, ma a tutte e tutti gli “ammoriiii” della tua vita.
Ed è a loro che consegno la felicità dei tuoi occhi, così come il tuo abbraccio e il tuo grazie per essere stati e state nella tua vita.
Ciao Marcella.

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Una “grande” rivoluzionaria a cui abbiamo voluto bene
di Saverio Aversa
pubblicato il 9 settembre 2010 su Liberazione


E’ morta Marcella, “Marcellona” anzi, così era chiamata affettuosamente dagli esponenti del movimento “frocio” (lgbtiq). L’accrescitivo al suo nome veniva spontaneo a causa della sua altezza, della sua “corpulenza” ma anche della voce stentorea e dei modi in genere poco diplomatici. Ricordo che qualche anno fa dal palco del Pride romano a piazza SS. Apostoli urlava con tutto il fiato che aveva in gola augurandosi la morte del papa! Era buffa con la sua parrucca portata con gran disinvoltura anche quando era leggermente spostata, un poco sbilenca. Poi decise di non portarla più e di coprire il capo con dei civettuoli foulard o dei romantici cappelli.
Marcella Di Folco, presidente del Mit, movimento identità transessuale, era una mia amica, una persona cara, un’attivista per i diritti civili che aveva speso tutta la sua esistenza per il pieno riconoscimento legale delle persone non eterosessuali, delle cittadine e dei cittadini transessuali, di gay, lesbiche, bisessuali, intersessuali. La conoscevo da tanti anni, me l’aveva presentata Porpora Marcasciano che con lei guidava egregiamente il Mit: insieme erano un vero punto di riferimento per le transessuali e i transessuali che per la loro condizione automaticamente si trovano in difficoltà in una società ancora profondamente maschilista, tenacemente ostile nei riguardi di chi è fuori della cosiddetta “norma”, di chi non è omologato al conformismo sociale, al familismo a tutti i costi.
Certo non bisogna dimenticare che esiste la legge 164 che legalizza il cambiamento di sesso ma una sola legge, con i segni dell’età e i limiti evidenti a 27 anni dalla sua approvazione, non è sufficiente a dare il via ad una vera e propria rivoluzione culturale che appare ancora lontana in un Paese vincolato ai diktat vaticani. Lo scandalo Marrazzo con i “mostri” transessuali sbattuti sulle prime pagina dei giornali e sui teleschermi di prima serata ha fatto fare molti passi indietro, causando un danno notevole alla vita quotidiana delle transessuali e mettendole in serio pericolo. Marcella e Porpora erano disperate per questa situazione, ma motivate a continuare la loro battaglia. Marcella stava già male ma non aveva nessuna intenzione di ritirarsi a vita privata. Partecipava a tutte le manifestazioni per i diritti lgbtiq e non faceva mai mancare la sua voce, esprimeva con forza le sue opinioni, incoraggiava le nuove generazioni.
Aveva 67 anni, era nata a Roma e dopo la maturità scientifica (era ancora Marcello, non aveva iniziato la transizione verso la sua reale identità) aveva cominciato a lavorare come portiere di albergo. Dal 1965 al 1978 fece il cassiere presso lo storico Piper Club di Via Tagliamento, locale dove mossero i primi passi artistici Patty Pravo, Caterina Caselli, Loredana Bertè e Renato Zero. E una carriera artistica intraprese anche Marcello Di Falco (nome d’arte di Marcello che adottò il cognome originario della sua famiglia) per volere di Federico Fellini che lo notò a Cinecittà (c’era andato soltanto per consegnare una lettera) e lo scritturò per il <+Cors>Satyricon<+Tondo>. L’attore Di Falco recitò in tanti altri film: con Fellini fece anche <+Cors>Amarcord<+Tondo>, nel ruolo del principe Umberto di Savoia, e <+Cors>La città delle donne<+Tondo>. Per Roberto Rossellini recitò in due film televisivi <+Cors>L’età di Cosimo de’ Medici<+Tondo> e <+Cors>Cartesius<+Tondo>: nel primo interpretò proprio Cosimo. Gli anni ’70 sono molto duri per Marcello che entra in crisi: la sua vera identità di genere non più repressa è causa di un lungo periodo di sofferenza che supererà con il sostegno psicologico e un’adeguata terapia ormonale.
Nel 1980, dopo venti anni di carriera d’attore, Marcello Di Falco va a Casablanca, si sottopone ad un intervento chirurgico e torna con la sua nuova identità: Marcella Di Folco. Subito si unisce al movimento transessuale che si batte per la legge per la riattribuzione del sesso che sarà approvata due anni dopo. Marcella si trasferisce quindi a Bologna e diventa presidente del Mit avviando una vera e propria rifondazione dell’associazione. Sua l’idea di creare un consultorio per le persone transessuali, il primo al mondo gestito dalle stesse persone alle quali è utile. Questo consultorio è ancora in funzione ed è il frutto delle capacità politiche di Marcella che riuscì proficuamente a relazionarsi con le istituzioni cittadine. Nel 1990 viene eletta consigliere circoscrizionale e dal ‘95 al ’99 è consigliera comunale per i Verdi: la prima transessuale al mondo eletta ad una carica simile. Fu candidata in molte tornate elettorali: nel 2004 era nelle liste del Pdci per il Parlamento europeo, nel 2006 nelle liste per il Senato dei Verdi. Ciao Marcella, ti volevo bene.

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Marcella Di Folco? Boh La “distrazione” dei giornali
di Carla Cotti
pubblicato il 9 settembre 2010 su Liberazione


Marcella Di Folco? Boh. Chissà chi era. E il movimento di liberazione trans? Mai sentito nominare. Ah sì, forse le trans sono quelle da sbattere in prima pagina in occasione di scoop pruriginosi tipo “caso Marrazzo”. O quelle che seminude fanno tanto comodo per fare un po’ di folclore sui Pride... Riflessioni surreali, che è folle attribuire a un caporedattore immaginario di “grande” giornale? Mica tanto, almeno a sfogliare i quotidiani di ieri. Il Corriere della sera non dedica alla morte di Marcella neanche una riga. Idem Repubblica nell’edizione nazionale. Dieci righe sul Messaggero (attenzione, in cronaca romana). Venti su La Stampa.
Fuori dai canali di movimento, intasati ieri di messaggi e dolore, un’informazione minima su Marcella hanno potuto riceverla solo i lettori dell’Unità (ma in una pagina di spettacolo, sotto il titolo “Addio a Marcella Di Folco, volto amato da Fellini”), del manifesto, e di Liberazione.
E poi le cittadine e i cittadini bolognesi: spettatori del Tg3 regionale, lettori della pagina locale di Repubblica, come se la battaglia di Marcella riguardasse solo le due Torri e non un’intero paese che ancor oggi annaspa nel cogliere la portata di libertà di chi lotta per anni prima di raggiungere il “genere” cui sente di appartenere. E di chi, come Marcella, affrontando questa mai semplice transizione non si nasconde, anzi, lotta per i diritti delle altre (e degli altri) come lei e per quelli di tutti. Paradossale da questo punto di vista la gaffe del Resto del Carlino, che non solo ha ritenuto di dover pubblicare una foto di Marcella “prima” (così, tanto per inchiodarla post mortem all’identità che aveva rifiutato), ma ha sbagliato, sbattendo in pagina un signore sconosciuto.
Marcella, noi che te ne sei andata l’abbiamo detto nelle pagine di politica. Perché le tue scelte, la tua storia - da Cinecittà a Casablanca, al Consiglio comunale di Bologna, all’arcobaleno di cento Pride - è politica. Politica pura. Ciao Marcella, il trono da “papessa” da oggi è tutto tuo.

martedì 7 settembre 2010

CIAO MARCELLA

Marcellona ci ha lasciati. Non è facile annunciare la perdita di una grande persona e non è semplice comunicare il vuoto che lascia. Le parole e i discorsi hanno un loro limite, affidiamo ai pensieri, alle emozioni, ai ricordi tutto quello che è stata Marcella Di Folco. Compagna, amica, sorella, mamma di tutte/i noi, il MIT perde la leader maxima, la sua traccia essenziale resta indelebile nella storia della nostra Associazione e del movimento tutto. Il coraggio con cui ha dedicato la sua intera vita alla dignità e ai diritti di tutte e tutti indistintamente, rende difficile l'elaborazione della sua perdita. Il MIT, il Movimento GLBT, la politica e la cultura tutta perdono oggi una loro parte importante.
Ciao Marcella
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Il MIT comunica a tutti coloro che vorranno rendere omaggio a Marcella Di Folco che Giovedi 9 settembre dalle ore 10 alle ore 19 sarà allestita la camera ardente presso la Sala Renzo Imbeni (ex Sala Bianca) del Comune di Bologna, in Palazzo d'Accursio (piazza Maggiore 6).
Dalle 17 alle 19, nello stesso luogo, verrà commemorata la cara Marcella in un saluto laico.
Venerdi 10 settembre, alle ore 15, come voluto da Marcella si terrà la cerimonia religiosa, celebrata da don Giovanni Nicolini presso la parrocchia della Dozza, in via della Dozza 5/2 a Bologna.

fonte:
http://www.mit-italia.it

sabato 10 luglio 2010

Elementi di Critica TRANS - Presentazione a Roma, venerdì 16 luglio 2010

Venerdì 16 luglio 2010 - ore 18.00, Caffè Letterario, Roma, Via Ostiense 95 - Leila DAIANIS, Fabrizia DI STEFANO, Federica PEZZOLI e Massimo VARIO presentano Elementi di Critica TRANS (ed. manifestolibri)

COSA VOGLIONO I/LE TRANS?
In ultima analisi, è la prosecuzione del vecchio interrogativo "cosa vuole una donna?", con cui Freud ha aperto l'interrogazione radicale sul desiderio- a risuonare in questo libro, che trascrive discussioni e materiali di un seminario di due anni fa, e che oltre a donne e uomini transessuali, ha convocato nella discussione gay, lesbiche e femministe che si sono sentite interrogate dall'"enigma trans". Il "tempo della sessualità" è il tempo lungo che ha attraversato lo scorso secolo breve, inquietandone contorni e certezze, introducendo differenze e sfumature, arricchendo e portando all'osso le forme del godimento. Di fronte alle semplificazioni e alle volgarizzazioni del circo mediatico, questo libro costituirà un antidoto efficace. E già questo basterebbe a consigliarne la lettura. Vi si troveranno percorsi di vita e riflessioni, il "partire da sé" come metodo della relazione per non restare sempre nel narcisismo, povero e prevalente, del "presso di sé". Vi si troverà un metodo che si rivolge anche al sapere, alla sociologia e all'antropologia, alla psicoanalisi e alla filosofia, ma come frammenti di un sapere vivo e non delegabile alle caste dell'oligarchia intellettuale. Vi si troverà infine una sfida all'ordine costituito del discorso etero e omo-sessuato, patrocinato a titolo diverso da uomini senza autorevolezza e da donne che hanno oramai smarrito il senso liberatorio del femminismo.
E' un libro "coraggioso", perché è sempre coraggioso il semplice atto di mettersi in discussione, e di esporlo pubblicamente, per strappare alla verità qualche brandello di carne viva.
Un esempio: la fratellanza di confronto fra uomini e donne transessuali, che, per avere una cosa in comune, ne hanno molte "in diversità", e che qui si parlano senza fare quadrato, senza mettersi in difesa verso l'altra/o, senza voler "vincere". Senza potere.

domenica 27 giugno 2010

NAPOLI PRIDE 2010 - "ALLA LUCE DEL SOLE" - 26 GIUGNO



L'intervento di Valerie TACCARELLI per: MIT (Movimento Identità Transessuale) & COORDINAMENTO TRANS SYLVIA RIVERA



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martedì 22 giugno 2010

DA STONEWALL AL PAY PRIDE

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Editoriale
di Porpora Marcasciano
Vice Presidente M.I.T. Bologna


Sono tanti e soprattutto seri i motivi che fanno immaginare il pride del 3 luglio a Roma come altro, totalmente altro dall’evento che eravamo abituati a festeggiare. Tante le ragioni per dissociarsene e sentirlo distante dal nostro orgoglio. Del resto era prevedibile che in un’Italia dove tutto si è storto, il Pride seguisse la stessa sciagurata tendenza!
Nella sua organizzazione, salta vistosamente all’occhio l’assenza delle persone trans, sia a livello simbolico che fisico, eppure sono state proprio loro ad aprire il percorso della liberazione.

Spicca invece la sola presenza di una donna trans dichiaratamente di destra (Gay Lib) dichiaratamente contro la prostituzione, contro i consultori (quello del MIT per esempio), contro tutti i percorsi considerati da lei e dagli altri organizzatori come “antagonisti”.
Credo che Sylvia Rivera, se mai ci fosse stato confronto, qualcosa da gridare a questa persona l’avrebbe sicuramente avuta!

Ben altri dubbi si addensano come nuvoloni, su quel pride. Già in un precedente comunicato, ho avuto modo di esprimere dubbi e perplessità e li ribadisco: le posizioni politiche di Imma Battaglia in merito alla qualità della vita di gay e lesbiche in Italia (lei sostiene che stanno in gran forma); l’organizzazione affidata a uno psicologo (il nostro percorso di visibilità nasce proprio dalla contestazione di un loro convegno nel 1972); attacchi aggressivi e violenti che sfiorano la rissa, con l’immancabile rigiro della frittata per porsi come le vittime, copione oramai consolidato di tutte le neo destre emergenti (ricordate la favola del lupo e dell’agnello?); le loro aperture alle destre più o meno estreme e la condanna metodica e continua del laboratorio antagonista; la commistione grossolana tra eventi commerciali e politici, tra profitto e rivendicazione (di questo parleremo meglio ad evento avvenuto).

Se la matematica, per non dire la storia, non inganna e due più due fa quattro, l’organizzazione di questo pride è quanto di più lontano e antitetico, da un percorso di liberazione, quindi dal Pride, che, se anche l’inglese non inganna dovrebbe significare orgoglio. Per tutti coloro (e sono tante e tanti) il cui percorso è tracciato dalla liberazione è difficile non intravvedere in quello romano un pericoloso cambio di rotta, uno scivolone verso il baratro, checché van cantando le voci bianche che invocano unità. Non si costruisce unità sulla confusione, tantomeno sulla negazione di un percorso, mi riferisco a quello che da Stonewall porta a noi, visto gli attacchi concertati e indiscriminati contro il mondo delle associazioni.

Da un po’ di tempo mi ostino a ripetere, a rischio di noia, che c’è bisogno di riprendere e ridare una costruzione di senso, un senso nostro, fondamentale per tracciare la nostra storia, appropriarcene.
Operazione non facile, non lo è mai stata in un mondo sessista…veteropatriarcale! Ma un movimento serio e maturo che vuole sentirsi e definirsi tale, dovrebbe prendersi questa responsabilità, ha l’obbligo di darsi o quantomeno ricercare quel senso che altri e solamente altri hanno dato per noi.

Oltre al fin troppo scontato confronto continuo e costante, alla base della nostra costruzione dovrebbe esserci la coscienza, altra parola passata in disuso, del famoso quanto banale “chi siamo, da dove veniamo e….dove stiamo andando!” Attraversiamo un’epoca in cui il filo del discorso, ovvero la costruzione di senso, si è ingarbugliato, si è spezzato, confuso. Un mondo in cui tutti parlano -questa è l’illusione- ma in cui diventa sempre più difficile parlare, dire, capire e farsi capire. Un’operazione abilmente manovrata da precise strategie che un giorno, spero non molto lontano, si scoprirà essere l’arma, per quanto mi riguarda, non troppo segreta delle destre: meno si capisce più si manovra!

La narrazione, la nostra, è fondamentale per la nostra esperienza! In essa c’è scritto dove nasce la negazione e dove la nostra visibilità, dove si genera violenza e dove liberazione, dove si genera esclusione e dove diritto! In quella narrazione, che non è personale ma collettiva e riguarda trans, gay, lesbiche, donne, immigrati, esclusi di ogni specie, è stampato il mio j’accuse al neo pride romano: state facendo una brutta cosa! Il 28 Giugno 1969 accadde qualcosa che è corpo e sostanza del movimento di liberazione GLTQ, è la sua narrazione…non quella che si cerca di manipolare! Così facendo si snatura il Pride si svilisce, si elimina il suo spirito, di questo purtroppo ci si rende conto sempre dopo.

Sabato scorso ho partecipato al Sicilia Pride di Palermo ed è stato veramente favoloso, come in contemporanea quello di Torino (non dimentichiamo la formula del suo successo), come quello del 12 a Milano... In the spirit of Stonewall!
Ed è in questo stesso spirito di sostanza e di liberazione che si terrà il Pride nazionale di quest’anno a Napoli, sabato prossimo 26 giugno.

Non datemi dell’antagonista, ma è il minimo che ci possa sussurrare la nostra coscienza!


venerdì 18 giugno 2010

ELEMENTI DI CRITICA TRANS (ed. manifestolibri)


"Questo volume raccoglie interventi riflessioni sull'esperienza trans - intesa in senso individuale e collettivo - da parte dei soggetti protagonisti in occasione del primo seminario residenziale transessuale/transgender svoltosi nella primavera del 2008. Un dibattito all'interno della variegata ed eterogenea scena trans sulle questioni che rimandano al significato della propria esperienza e alla possibilità/capacità di costruire una soggettività critica, nel tentativo di arrivare a posizioni sondivise su storia, genere, sesso, patologia, autodeterminazione, senso e significato delle parole. Una discussione a più voci che si avvale anche del contributo di testimoni privilegiati, scelti in base al loro rapporto con la scena transessuale/transgender e alla loro conoscenza di essa. I Curatori: Laurella Arietti, Christian Ballarin, Giorgio Cuccio e Porpora Marcasciano fanno parte del Coordinamento Trans Sylvia Rivera, che riunisce alcune realtà associative e individualità trans in Italia. Il Coordinamento si è formato nell'ottobre del 2006 come momento di confronto sulle questioni e i progetti che interessano la realtà trans nei suoi molteplici aspetti"."
ELEMENTI DI CRITICA TRANS (ed. manifestolibri)

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lunedì 25 gennaio 2010

CIRCOLO PINK: "IL TUO SILENZIO E' IL REGALO PIU' BELLO CHE FAI AD OGNI VIOLENZA"

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un progetto del Circolo Pink di Verona

Gli episodi di violenza verbale e spesso fisica ai danni di persone gay, lesbiche e transessuali sono in continuo e allarmante aumento.

Oggi più che mai è tempo di alzare la testa e raccontare e denunciare queste violenze anche mantenendo l'anonimato.

Il circolo Pink mette a disposizione due numeri di telefono e una mail per ascoltare, raccogliere questi fatti che accadono a Verona e provincia.

Noi ci siamo! Affrontiamo assieme ogni forma di discriminazione e intolleranza. Diciamo No! all'Omofobia e alla Transfobia.

Tutte le segnalazioni che arriveranno verranno affrontate a seconda della loro gravità e specificità . Una rete di avvocati/e, di spicologi/e, professionisti del mondo del lavoro e associazioni presenti sul territorio nazionale sono i partner in questo progetto. Con il supporto della "rete" si potrà intervenire nel modo più efficace dove si verificasse una qualsiasi discriminazione. Dove sarà possibile interverremo con specifiche attività culturali e di formazione.

La violenza non è fatta solo di botte, spesso quella più difficile da affrontare e individuare è quella che non si vede: le battute, le offese, il mobbing nei luoghi di lavoro, la difficoltà di vivere la propria omosessualità e transessualità.
Tali forme di violenza sono purtroppo frequenti in tanti ambienti: la famiglia, i luoghi di lavoro, la scuola, i gruppi, il bar, la strada, i luoghi di incontro per gay, lesbiche e trans.

Non abbiate paura a farvi sentire, usciamo insieme da questo silenzio.

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Info e dettagli del progetto: http://www.circolopink.it/iltuosilenzio.htm

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martedì 29 dicembre 2009

SFREGIATA LA FOTO DELLA IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA MOSTRA SULLA VISIBILITA' TRANS "GENERI DI PRIMA NECESSITA'"

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Comunicato Stampa

Sfregiata la foto della Immacolata concezione della mostra sulla visibilità trans "Generi di prima necessità'" in esposizione in via Lagrange a Torino

Una svastica e una croce celtica sulla foto della Immacolata concezione. Un atto vigliacco e inutile i cui responsabilli speriamo siano accertati, ma che arriva dopo le parole del capogruppo del PdL Ravello e la polemica scatenata dalla destra. Sarà un caso che proprio quella foto sia stata presa di mira? Sarà un caso che siano stati usati dei simboli nazi-fascisti? Crediamo che esistano responsabilità politiche, ma delle quali nessuno risponderà, ovviamente...
Questo gesto si ascrive in un clima di odio e intolleranza verso le persone transessuali che pervade il nostro Paese. La sconfortante sequela del caso Marrazzo, il suicidio nel CIE, il ritrovamento del cadavere ai bordi del Tevere, il modo in cui la politica e alcuni media trattano questi argomenti... Noi la consideriamo un'emergenza civile, una tragedia che avviene nel silenzio generale perché tanto le persone trans sono considerate cittadini di serie Z, emarginati/e che si meritano ciò che accade loro. Non abbiamo molti strumenti per fermare questa mattanza, ma continueremo a presidiare coi nostri corpi e con le nostre coscienze affinché non succeda più.

Ufficio Stampa
Coordinamento Torino Pride LGBT
Il curatore della mostra Christian Ballarin
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Le foto dell'opera sfregiata

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ultimo aggiornamento 30.12.2009 ore 00.15
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lunedì 28 dicembre 2009

I TROPPI OMICIDI TRANS IN ITALIA

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Comunicato Stampa

I TROPPI OMICIDI TRANS IN ITALIA

Non vogliamo più correre dietro alle assurdità di questo sistema, non vogliamo più rispondere con comunicati e dichiarazioni ai tanti e troppi omicidi di transessuali perpetrati in Italia, non vogliamo farlo perché ci sembra oramai una litania senza senso. Anche se continuiamo a farli, ci rendiamo conto che i comunicati non servono più a nulla. Quello che succede in Italia è troppo per essere ignorato, è troppo per essere tollerato, è semplicemente ignobile...è assurdo!
E´ troppo per essere riportato nel solito scontato comunicato stampa. Da un po´ di tempo il MIT rivolge un chiaro, secco e irrevocabile atto di accusa ai responsabili, mandanti politici di questi omicidi da ricercare nei rappresentanti, nei sostenitori dell´attuale quadro politico e anche nell´espressione di una chiesa bigotta e reazionaria. Quello nel CIE di Milano come quello di Brenda, e dell´altra sorella
ritrovata cadavere a Roma è omicidio. E noi non resteremo in silenzio!

Il MIT
http://www.mit-italia.it/
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martedì 22 dicembre 2009

LEX 164/82

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Legge 164 del 14 aprile 1982

Art. 1
La rettificazione si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell'atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei caratteri sessuali. (*)

Art. 2
La domanda di rettificazione di attribuzione di sesso di cui all'articolo 1 è proposta con ricorso al tribunale del luogo dove ha residenza l'attore.
Il presidente del tribunale designa il giudice istruttore e fissa con decreto la data per la trattazione del ricorso e il termine per la notificazione al coniuge e ai figli.
Al giudizio partecipa il pubblico ministero ai sensi dell´articolo 70 del codice di procedura civile.
Quando è necessario, il giudice istruttore dispone con ordinanza l'acquisizione di consulenza intesa ad accertare le condizioni psico-sessuali dell'interessato.
Con la sentenza che accoglie la domanda di rettificazione di attribuzione di sesso il tribunale ordina all'ufficiale di stato civile del comune dove fu compilato l'atto di nascita di effettuare la rettificazione nel relativo registro.

Art. 3
Il tribunale, quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza.
In tal caso il tribunale, accertata la effettuazione del trattamento autorizzato, dispone la rettificazione in camera di consiglio.

Art. 4
La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso non ha effetto retroattivo.
Essa provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso. Si applicano le disposizioni del codice civile e della legge 1° dicembre 1970 n. 898 e successive modificazioni.

Art. 5
Le attestazioni di stato civile riferite a persona della quale sia stata giudizialmente rettificata l'attribuzione di sesso sono rilasciate con la sola indicazione del nuovo sesso e nome.

Art. 6
Nel caso che alla data di entrata in vigore della presente legge l'attore si sia già sottoposto a trattamento medico-chirurgico di adeguamento del sesso, il ricorso di cui al primo comma dell'articolo 2 deve essere proposto, entro il termine di un anno dalla data suddetta.

Art. 7
L'accoglimento della domanda di rettificazione di attribuzione di sesso estingue i reati cui abbia eventualmente dato luogo il trattamento medico-chirurgico di cui all'articolo precedente.



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(*)
articolo modificato con D.P.R. n. 396/2000 art. 110, comma 4: " All'articolo 1 della legge 14 aprile 1982 n. 164, sono soppresse le parole "di cui all'articolo 454 del codice civile" e "anche".
Precedente: "Art.1 - La rettificazione di cui all´articolo 454 del codice civile si fa anche in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell'atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali".


AVVERTENZA
I testi delle leggi e delle sentenze riportati non hanno alcun carattere di ufficialità.
Gli unici testi ufficiali sono quelli pubblicati in gazzetta ufficiale
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mercoledì 16 dicembre 2009

Piattaforma per i diritti delle persone Transgender

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1) Revisione della Legge 164/82 sul cambiamento di sesso:

1) la legge deve consentire la modifica dei dati anagrafici anche ai soggetti che non effettuano la riattribuzione chirurgica del sesso (RCS).

2) riduzione significativa dei costi delle procedure medico-legali.

1) bis

In attesa della revisione della L.164/82 richiesta al Ministro di Grazia e Giustizia di una circolare che renda omogenea in tutti i tribunali della nazione la procedura di applicazione della L. 164/82 attuale.

2) Garanzia del diritto alla salute:

1) si richiede la revisione dei prontuari terapeutici per permettere l’assunzione di ormoni dietro prescrizione del SSN nonché la fornitura gratuita delle terapie ormonali, come già accade in alcune regioni italiane;

2) è necessario istituire una rete di centri medici specializzati del SSN distribuiti in maniera omogenea sul territorio nazionale, al fine di garantire a tutte le persone transgender la possibilità di accesso alle terapie,in collaborazione costante e concorde con le associazioni Transgender;

3) i trattamenti per la modificazione dei caratteri secondari non modificabili con una terapia ormonale (rimozione della barba, mastoplastica etc.) devono essere a carico del SSN al pari dei trattamenti di RCS;

4) la persona transgender deve essere tutelata durante la sua permanenza all’interno delle strutture e dei reparti ospedalieri, garantendo il rispetto della sua condizione da parte del personale e da parte degli altri soggetti residenti in reparto.

3) Difesa dei diritti e pari opportunità

1) ufficializzazione della condizione transgender come condizione dell’individuo non patologica e con pienezza di tutti i diritti della persona, che richiede, quando necessario, l’accesso a sistemi di cura ormonale e/o chirurgica allo scopo di restituire alla persona le sue condizioni ottimali di percezione di salute indipendentemente dalla sua condizione sanitaria;

2) riforma della legislazione sulle pari opportunità con l’introduzione delle differenze di orientamento sessuale e di genere fra le possibili cause di discriminazione, procedendo alla legge di applicazione della Direttiva Europea 54/2006, che comprende anche le persone transgender.

4) Sensibilizzazione

1) azioni di riconoscimento per tutte le persone transgender che hanno subito, prima della L.164/82, violenza, carcere, prigione, confino e altre gravi forme di discriminazione da parte dello Stato a causa della loro condizione di transgender ed eventuale risarcimento per i danni fisici e psichici subiti a causa delle persecuzioni;

2) campagne informative e di sensibilizzazione rivolte al pubblico e alle istituzioni sulle tematiche dell’identità di genere e sulle condizioni, spesso precarie e difficili, delle persone trans, con l’obiettivo di ridurre i comportamenti discriminatori in tutti i momenti della vita quotidiana (scuola, lavoro, vita sociale etc.);

3) sostegno alle associazioni e ai gruppi che si impegnano pubblicamente in azioni antidiscriminatorie, informative e di tutela dei diritti delle persone trans gender

4) discussione del DDL sulla prostituzione proposto dal Ministro delle Pari Opportunità, affinchè ci sia la tutela, e non la persecuzione delle persone Trans che scelgono di prostituirsi, in casa o in luoghi pubblici stabiliti.

Tutela delle vittime di tratta per lo sfruttamento sessuale.

5) Lavoro

1) il diritto al lavoro per le persone transgender deve essere attuato in ogni settore, debellando qualsiasi forma di mobbing e di ostracismo;

2) è necessario istituire progetti di inserimento specifici per le persone transgender in condizioni di precarietà lavorativa o a rischio di disoccupazione;

3) tutela sul lavoro della persona transgender che intraprende il percorso di transizione.
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