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Sito ufficiale del Coordinamento Trans Sylvia Rivera

I fondamenti del Coordinamento Trans Sylvia Rivera sono i seguenti:
diritti civili, diritti umani, autodeterminazione, laicità, antirazzismo, antifascismo


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martedì 7 settembre 2010

CIAO MARCELLA

Marcellona ci ha lasciati. Non è facile annunciare la perdita di una grande persona e non è semplice comunicare il vuoto che lascia. Le parole e i discorsi hanno un loro limite, affidiamo ai pensieri, alle emozioni, ai ricordi tutto quello che è stata Marcella Di Folco. Compagna, amica, sorella, mamma di tutte/i noi, il MIT perde la leader maxima, la sua traccia essenziale resta indelebile nella storia della nostra Associazione e del movimento tutto. Il coraggio con cui ha dedicato la sua intera vita alla dignità e ai diritti di tutte e tutti indistintamente, rende difficile l'elaborazione della sua perdita. Il MIT, il Movimento GLBT, la politica e la cultura tutta perdono oggi una loro parte importante.
Ciao Marcella
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Il MIT comunica a tutti coloro che vorranno rendere omaggio a Marcella Di Folco che Giovedi 9 settembre dalle ore 10 alle ore 19 sarà allestita la camera ardente presso la Sala Renzo Imbeni (ex Sala Bianca) del Comune di Bologna, in Palazzo d'Accursio (piazza Maggiore 6).
Dalle 17 alle 19, nello stesso luogo, verrà commemorata la cara Marcella in un saluto laico.
Venerdi 10 settembre, alle ore 15, come voluto da Marcella si terrà la cerimonia religiosa, celebrata da don Giovanni Nicolini presso la parrocchia della Dozza, in via della Dozza 5/2 a Bologna.

fonte:
http://www.mit-italia.it

sabato 10 luglio 2010

Elementi di Critica TRANS - Presentazione a Roma, venerdì 16 luglio 2010

Venerdì 16 luglio 2010 - ore 18.00, Caffè Letterario, Roma, Via Ostiense 95 - Leila DAIANIS, Fabrizia DI STEFANO, Federica PEZZOLI e Massimo VARIO presentano Elementi di Critica TRANS (ed. manifestolibri)

COSA VOGLIONO I/LE TRANS?
In ultima analisi, è la prosecuzione del vecchio interrogativo "cosa vuole una donna?", con cui Freud ha aperto l'interrogazione radicale sul desiderio- a risuonare in questo libro, che trascrive discussioni e materiali di un seminario di due anni fa, e che oltre a donne e uomini transessuali, ha convocato nella discussione gay, lesbiche e femministe che si sono sentite interrogate dall'"enigma trans". Il "tempo della sessualità" è il tempo lungo che ha attraversato lo scorso secolo breve, inquietandone contorni e certezze, introducendo differenze e sfumature, arricchendo e portando all'osso le forme del godimento. Di fronte alle semplificazioni e alle volgarizzazioni del circo mediatico, questo libro costituirà un antidoto efficace. E già questo basterebbe a consigliarne la lettura. Vi si troveranno percorsi di vita e riflessioni, il "partire da sé" come metodo della relazione per non restare sempre nel narcisismo, povero e prevalente, del "presso di sé". Vi si troverà un metodo che si rivolge anche al sapere, alla sociologia e all'antropologia, alla psicoanalisi e alla filosofia, ma come frammenti di un sapere vivo e non delegabile alle caste dell'oligarchia intellettuale. Vi si troverà infine una sfida all'ordine costituito del discorso etero e omo-sessuato, patrocinato a titolo diverso da uomini senza autorevolezza e da donne che hanno oramai smarrito il senso liberatorio del femminismo.
E' un libro "coraggioso", perché è sempre coraggioso il semplice atto di mettersi in discussione, e di esporlo pubblicamente, per strappare alla verità qualche brandello di carne viva.
Un esempio: la fratellanza di confronto fra uomini e donne transessuali, che, per avere una cosa in comune, ne hanno molte "in diversità", e che qui si parlano senza fare quadrato, senza mettersi in difesa verso l'altra/o, senza voler "vincere". Senza potere.

domenica 27 giugno 2010

NAPOLI PRIDE 2010 - "ALLA LUCE DEL SOLE" - 26 GIUGNO



L'intervento di Valerie TACCARELLI per: MIT (Movimento Identità Transessuale) & COORDINAMENTO TRANS SYLVIA RIVERA



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venerdì 18 giugno 2010

ROMA PRIDE 2010: NOI NON CI SAREMO

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A Roma, negli ultimi mesi, sono accadute cose talmente sconcertanti e rilevanti in merito al Pride della Capitale del 2010 da indurre molte Associazioni, gruppi e singoli/e ad una riflessione comune, avvenuta nella sede del Circolo Mario Mieli in tre riunioni molto partecipate e ricche di diversità.
Dopo un’ ampia analisi della situazione politica attuale del movimento lgbtiq e dei fatti di Roma, le Associazioni, i gruppi, i/le singoli/e che sottoscrivono questo documento hanno deciso di non aderire a Roma Pride del 2010, per ragioni sia di metodo sia di sostanza politica, che riassumiamo con poche righe non esaustive ma indispensabili.
Il comitato che organizza e promuove il Roma Pride, costituito alla fine da sole quattro associazioni romane, ha effettuato una serie di operazioni, da aprile ad oggi, tali da impedire modalità di costruzione condivisa. Prima sono stati contestati i Pride precedenti e si è richiesta una nuova entità organizzatrice a ridosso dell’evento, invocando maggiore collegialità ma estromettendo dalla costruzione tutte le realtà non della Capitale, per la prima volta dal 1994. Poi si è perpetrata una messa in scena di falsa democrazia attraverso il passaggio di due brevi workshop di proposizione di idee sotto la guida di una psicoterapeuta, delegando poi le decisioni sostanziali a piccoli gruppi di lavoro scollegati fra loro. Successivamente si è spostata la data dell’evento dal 12 giugno al 3 luglio, incomprensibilmente verso un periodo più infelice per la partecipazione e contro una decisione assunta a febbraio durante un incontro nazionale di movimento a Napoli, questo mentre i gruppi di lavoro in teoria dovevano ancora decidere in raccordo fra loro. Analogamente l’ufficio stampa ha scelto e resi pubblici slogan, data e logo prima che si pensasse a quale dovesse essere l’essenza del documento politico da stilare, capovolgendo la logica di qualunque manifestazione esistente. E via discorrendo, con tante e tali “novità” di cui via via si prendeva atto senza alcun vero confronto politico. E potremmo continuare. Un Pride che si autoproclamava “di tutti” è diventato nei fatti di pochi, in particolare di sole quattro sigle.
Si è perpetrata una involuzione sostanziale dei contenuti politici, a partire dallo slogan e dal comunicato stampa di annuncio della manifestazione: questo Pride trova la sua rivoluzione nei i baci e nell’affettività, cioè in quanto di più blando e generico esista, con la sconvolgente amnesia delle pietre miliari e quarantennali delle lotte di movimento lgbtiq, ovvero orgoglio, liberazione, visibilità, autodeterminazione, sessualità, lotta per i diritti, laicità etc. Si è compiuta inoltre una regressione culturale di cui forniamo solo alcuni degli innumerevoli esempi: la rinuncia alla politica costruendo un Pride che passa attraverso una psicoterapeuta; la perdita dell’uso del femminile nel linguaggio; l’irrilevanza della questione transessuale (persino nella esiguità impressionante di persone trans nel comitato), salvo talune richieste di specifici interventi normativi nella piattaforma rivendicativa più lunga della storia, talmente tecnica da sembrare una tesina da giovane avvocato lgbtiq; l’uso smodato del vittimismo; la ossessiva e plumbea richiesta di supporto di polizia e telecamere; la perdita del senso della storia e delle indubbie conquiste sociali e culturali ottenute dal movimento; l’idea che le Associazioni hanno fatto il loro tempo e devono fare passi indietro, salvo poi dirigere il tutto attraverso poche persone che nelle Associazioni ci stanno da decenni o ne hanno attraversate parecchie, e magari militano anche nei partiti; l’uso spregiudicato delle vicende di cronaca di transfobia e di omofobia, ignorando le prime e strumentalizzando le seconde come spot davanti ai media, magari appropriandosi anche di iniziative altrui (vedi la fiaccolata organizzata da We Have a Dream il 30 maggio scorso), rilasciando dichiarazioni alla stampa e appiccicando cartelli con il logo del “proprio” Pride sul petto di chi ha promosso, dietro alla sola bandiera rainbow, una manifestazione di solidarietà e di risposta agli episodi di violenza. E potremmo continuare.
Si è sostanziata una marginalizzazione delle realtà lgbtiq di area culturale di sinistra e si è proposto un indistinto qualunquismo politico, basandosi su un progetto ipotetico di trasversalità che vuole andare a tutti i costi a scovare una sensibilità della destra italiana verso le tematiche gay, lesbiche e transessuali che nella realtà non esiste, se si escludono rare e in fondo doverose estemporaneità istituzionali o amministrative. Si è arrivati a preoccuparsi più della questione della necessità e volontà di cercare sponde a destra, anche in quella cosiddetta "estrema", che coinvolgere nel Pride i collettivi universitari e non, i centri sociali, le femministe, i partiti, i sindacati, le Associazioni che si occupano di diritti umani, le radio e le televisioni che aprono al territorio, i testimonial sensibili, migliaia di cittadine e cittadini comuni che nel Pride hanno visto negli ultimi anni un momento essenziale per stare insieme con consapevolezza e gioia, reagendo all’involuzione politica e sociale del nostro Paese. Ci si è naturalmente preoccupati di non dimenticare nel documento politico la parola antitotalitarismo, affinché la parola antifascismo non rimanesse sola ed inequivocabile.
C‘è talmente più realismo del re, che ci si preoccupa di evitare qualunque possibile polemica con l’amministrazione di turno (comunque guarda caso di destra), risolvendo persino le questioni politiche con un semplice e docile “ci ripensi” rivolto al sindaco Alemanno, che si dichiara contrario ad una legge contro l’omofobia e la transfobia E potremmo continuare.
Ma ci fermiamo nell’elencazione dei vari motivi che ci allontanano da questo Pride non perché non ve ne siano altri, ma in quanto riteniamo che quelli esposti siano già sufficienti per spiegare un atto così serio ed inedito da parte nostra.
Ci sentiamo orfani/e quindi di un appuntamento vero, vitale, condiviso, ricco e coinvolgente quale è stato fino ad oggi il Pride romano, significativo per tutta la comunità lgbtiq italiana e per la città di Roma. Non riusciamo in nessun modo a riconoscerci in nulla di ciò che Di’Gay Project, Arcigay Roma, Gaylib Roma e Azionetrans, ovvero il Comitato del Roma Pride 2010, hanno realizzato a testa bassa sino ad ora, senza nemmeno un attimo di ripensamento. Quindi con dolore immenso non aderiamo al Pride, con la scelta condivisa che ogni Associazione firmataria, se vuole, possa trovare liberamente proprie modalità di presenza per i propri associati e prendiamo le distanze dall’atto di destrutturazione metodologica, politica e culturale che si è perpetrato ai danni di un appuntamento da sempre e da tutto il movimento italiano sentito e ritenuto importantissimo . Ci aspettavamo da parte del comitato un qualche momento di consapevolezza del crescente sfaldamento, soprattutto dopo le continue critiche piovute da ogni dove e dinanzi al progressivo rimanere da soli. Non c’è stato nulla, non si capisce se per incapacità politica e inesperienza, o per la precisa volontà di provocare una spaccatura nel movimento. Noi vogliamo invece ristabilire modalità serie di coesione e fiducia, ribadire contenuti e storia del movimento, rilanciare percorsi di costruzione politica. Bisogna riattivare un dibattito vero, ribadendo vigorosamente lo spirito di liberazione di Stonewall. Su questo solco è quindi indispensabile continuare il percorso sia di lotte per i diritti e tutele verso coppie e singoli/e lgbtiq, sia di battaglie più ampie per una società più libera, come quelle contro le politiche di repressione e strumentalizzazione sui corpi delle persone trans, di donne e di migranti, contro il pacchetto sicurezza (come non ricordare i Cie – Centri di espulsione), contro la privatizzazione dei servizi e dei beni comuni, e via discorrendo. La nostra mancata adesione è un atto di vera assunzione di responsabilità, l’unico possibile rimasto: non nel nostro nome tanta pochezza di contenuti, manifesta incapacità e tanta mistificazione, non nel nostro nome la ricerca di visibilità di pochi. Non ci sarà da parte nostra nessun atto se non questo: noi non ci saremo. E non andremo nemmeno a inizio parata a cercare solo le telecamere per comunicare urbi et orbi la nostra distanza, come ha fatto in passato chi si è ricordato di amare tanto il Pride solo quest’anno, che l’ha voluto organizzare a tutti i costi e a modo proprio. Andremo invece tutti ed tutte a Napoli il 26 giugno, a sostenere un Pride che condividiamo e sentiamo nostro, anche se la gioia di quel giorno non colmerà il senso di perdita umana e politica del Pride di Roma, stracciato e mortificato come un pannetto inutile in mano a pochi in totale smarrimento.

Roma, 7 giugno 2010

Amigdala - corpi vari generi diversi
Antagonismo Gay Bologna
Associazione Culturale Gender
Associazione Libellula Trans
Associazione LLI – Lista Lesbica Italiana
Azione Gay e Lesbica Firenze
Circolo Lesbico Drasticamente - Padova
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Circolo Maurice - Torino
Circolo Pink - Verona
CLR Coordinamento Lesbiche Romane
Coordinamento Facciamo Breccia
Collettivo bears of naples
Collettivo di femministe e lesbiche La mela di eva
Collettivo MAlefimmine
Comitato Gay e Lesbiche Prato
Controviolenzadonne.org
Coordinamento Trans Sylvia Rivera
Coq Madame
Corpolibero – Coordinamento lgbtiq di Rifondazione Comunista
Desiderandae Associazione Lesbica Separatista - Bari
Frangette Estreme - gruppo queer Bologna
Fuoricampo Lesbian Group - Bologna
GayRoma.it
Glamorama caffè queer - Bari
Il collettivo tilgbq "Sui Generis"
Laboratorio di genere "Le Malefiche"
Laboratorio Smaschieramenti - Bologna
Ladyfest Roma
LAI - Lesbiche Antifasciste in Italia
La mela di eva - collettivo di femministe e lesbiche
La Roboterie
Leather Club Roma
Le Ribellule
M.I.T. - Movimento Identità Transessuale
Movimento Omosessuale Sardo
Newsletter Ecumenici
Open Mind Catania
Pantere Rosa - sinistra critica
Polis Aperta
QueerInAction
REFO - Rete Evangelica Fede e Omosessualità
Rete Agatergon
RETE RAINBOW ROMA - Centro Italia
Spazio pubblico Autogestito Strike (Roma)
Subwoofer Bears
Tavolo LGBTQ* Trento
Zeroviolenzadonne.it

PRIMI FIRMATARI
Alessandra Marinucci
Diego Tolomelli
Fausto Perozzi
Marcella Di Folco
Massimo Quinzi
Porpora Marcasciano
Nicole De Leo
Laurella Arietti
Valerie Taccarelli
Massimo Vario
Federica Pezzoli
Paolo Violi
Samuele Benedetti
Ugo Malatacca
Gianluca Manna
Franco Salaris
Manuel Savoia
Saverio Aversa
Mauro Cioffari


Per adesioni
noncisaremo2010@gmail.com

Blog
http://orgogliosamentelgbtiq.blogspot.com/

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ELEMENTI DI CRITICA TRANS (ed. manifestolibri)


"Questo volume raccoglie interventi riflessioni sull'esperienza trans - intesa in senso individuale e collettivo - da parte dei soggetti protagonisti in occasione del primo seminario residenziale transessuale/transgender svoltosi nella primavera del 2008. Un dibattito all'interno della variegata ed eterogenea scena trans sulle questioni che rimandano al significato della propria esperienza e alla possibilità/capacità di costruire una soggettività critica, nel tentativo di arrivare a posizioni sondivise su storia, genere, sesso, patologia, autodeterminazione, senso e significato delle parole. Una discussione a più voci che si avvale anche del contributo di testimoni privilegiati, scelti in base al loro rapporto con la scena transessuale/transgender e alla loro conoscenza di essa. I Curatori: Laurella Arietti, Christian Ballarin, Giorgio Cuccio e Porpora Marcasciano fanno parte del Coordinamento Trans Sylvia Rivera, che riunisce alcune realtà associative e individualità trans in Italia. Il Coordinamento si è formato nell'ottobre del 2006 come momento di confronto sulle questioni e i progetti che interessano la realtà trans nei suoi molteplici aspetti"."
ELEMENTI DI CRITICA TRANS (ed. manifestolibri)

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sabato 30 gennaio 2010

Milano, 3 Febbraio, ASSEMBLEA con Porpora Marcasciano

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Per la liberazione dei desideri da stereotipi e pregiudizi,
per una sessualità come libera affermazione del/sul proprio corpo

ASSEMBLEA con Porpora Marcasciano

Esponente storica del movimento LGBT

3 Febbraio ore 15,00 happening finale

Via Varchi 1 (mm3 Maciachini, passante Bovisa, autobus 90,91)

Spazio liberato L'ESTUGADONDA

libere menti in liberi corpi

VISTO DALLA STRADA

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“Prostituzione” - uscite 2008/2009 dell’Unità di strada del Gruppo Abele
con monitoraggio destinatari ad hoc
(transessuali, minori, italiane e marocchine)

Mercoledì 27 Gennaio 2010 ~ 9,00 - 13,30 ~

OASI di Cavoretto - strada Santa Lucia, 89 - frazione Cavoretto (TORINO)*

PROGRAMMA PROVVISORIO

Fotografie e metodo delle uscite settimanali dell’Unità di strada (Nigeria e Paesi dell’Est)

Claudia De Coppi – Referente Unità di strada, Gruppo Abele

Ricadute delle ordinanze sul lavoro delle unità di strada a livello nazionale

Ornella Obert, Responsabile Sportello giuridico InTi

Focus ad hoc: minori, transessuali, persone marocchine, cinesi e italiane

Claudia De Coppi – Referente Unità di strada, Gruppo Abele

Focus: donne marocchine in strada

Es Sadia Bissati - Mediatrice culturale, Unità di strada Gruppo Abele

Focus: donne italiane in strada

Don Ugo Bellucci - Volontario Unità di strada Gruppo Abele

Focus: minori in strada

Paola Giordano - Ufficio minori stranieri, Comune di Torino

Focus: transessualità in strada

Porpora Marcasciano - Presidente MIT (Movimento identità transessuale) Bologna

Conclusioni e coordinamento

Mirta Da Pra Pocchiesa - Responsabile Progetto Prostituzione e tratta, Gruppo Abele

Alla giornata sarà presente Teresa Angela MIGLIASSO - Assessore al Welfare e Lavoro, Regione Piemonte.

La partecipazione al seminario è gratuita, l’iscrizione obbligatoria.
È possibile pranzare presso l’OASI previa prenotazione (vedi scheda di adesione).

Per informazioni/Segreteria organizzativa:

Valentina Malcotti (tel. 011 3841021 fax 011 3841025 e-mail: pagineopp@gruppoabele.org)
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lunedì 25 gennaio 2010

I PUNTINI SULLE I

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Editoriale
di Porpora Marcasciano
Vice Presidente M.I.T. Bologna


Colpisce ultimamente, ascoltare (nelle assemblee) o leggere (sui tanti documenti e comunicati che girano) il richiamo al concetto del “fare filosofia” contrapposto al “lavorare” quest’ultimo senza dubbio molto più utile della pura e semplice teoria implicita nel concetto di “fare filosofia”. Mi hanno colpito anche una serie di passaggi o posizioni in cui si fa riferimento al “fallimento” del movimento/politica/associazioni trans che c’è stata fino ad ora. Chiaro che stando sulla breccia dai lontani Anni 70 e chiaro che facente io parte oltre che del movimento GLT anche di un’associazione chiamata MIT che proprio quest’anno ha festeggiato i suoi 30 anni di storia. Chiaro che in 30 anni di storia mi risulta difficile discernere tra la filosofia (teoria) e la pratica, discernere tra quali siano state le prassi e quale il pensiero che le sosteneva, mi risulta difficile semplicemente perché le due cose, per quanto mi riguarda, hanno viaggiato insieme. Mi risulta difficile considerare quanto fatto fin ora pura e semplice “teoria” tanto più quando penso alla violenza che ho subito, alle botte che mi son presa dai fascisti (ben tre volte), a quelle dei poliziotti che mi/ci fermavano, ci facevano passare la notte in gattabuia. Mi risulta difficile pensando a quando fui arrestata (novembre 1979) per atti osceni in luogo pubblico (4 giorni di isolamento a Regina Coeli e tre mesi al processo per direttissima). Mi è difficile anche pensando alle mille manifestazioni-contestazioni-proteste per far luce nel deserto che ci circondava. Soprattutto mi è difficile pensare che per fare/lavorare (come si afferma da qualche parte) oggi c’è bisogno di demolire quello che si è fatto ieri.
Proprio perché mi risulta difficile da comprendere, provo a fare un po’ di ordine (quello buono), a fare un po’ di esercizio di memoria e …. mettere qualche puntino sulle I.
Per quasi tutti gli anni 70 ho frequentato e battuto soprattutto la scena gay fino a fondare, insieme a Marco Sanna, il Collettivo Narciso divenuto in seguito Circolo M. Mieli. Ho cominciato a frequentare le riunioni del MIT esattamente quando ci si batteva per la Legge 164 che ottenemmo il 14 Aprile 1982. In piazza insieme alle tante trans, tutte unite nel MIT, c’erano i radicali, compagni di Lotta Continua, del Manifesto e dell’allora PCI…non c’erano fasci! Alla luce dei “fallimenti” paventati e della teoria “rinfacciata” possiamo considerare quella della 164 una vittoria? Possiamo dichiarare che è stata anche una vittoria del MIT? Da li mi piacerebbe partire, perché quella VITTORIA mi sembra un buon punto di partenza per rispondere alle calunnie di alcune care amiche (non compagne) T che sembrano trovare nell’avversione al MIT il loro unico motivo di essere.
E per non tirarla lunga, mi soffermo anche sulla descrizione di alcuni servizi e progetti del MIT e relativi risultati (in numeri certificati) per rispondere alle care T che vedono in quello che si è fatto fino ad ora pura teoria o fallimento.
Comincio da
1) Consultorio diventato oggi Struttura Convenzionata USL con in carico 650 utenti; due gruppi di auto aiuto (uno FtM e uno MtF) che seguono 14 persone; sostegno diretto e telefonico (nell’anno 2009) registrate 1200 telefonate da tutta Italia delle quali 350 per informazioni e consigli, 200 di sostegno a distanza, 190 per motivi legali, 220 per motivi sanitari, 180 da altri servizi e 60 varie. Il Consultorio lavora in rete con tutti i centri ONIG di cui il MIT fa parte. E’ aperto dal lunedi al venerdi dalle 10 alle 18.
2) Sportello Nuovi Diritti CGIL attivo dal 1997. Non si hanno i dati precisi di 13 anni di attività ma per fermarsi all’ultimo anno: 12 persone seguite e sostenute nella ricerca lavoro; 8 persone sostenute in cause di mobbing e discriminazione; 5 persone seguite nelle pratiche di disabilità e Assistenza.
3) Progetto Artemide (MIT-Comune di Bologna) intervento di Riduzione del danno nel mondo della prostituzione di strada e in appartamento. Attivo dal 1997. Nell’ultimo anno di Unità di Strada sono stati effettuati 6217 contatti in strada, distribuiti 11352 profilattici, Accompagnate ai servizi 90 persone. Il materiale informativo da distribuire è preparato dal MIT e viene usato da tutti i Progetti Italiani di Riduzione del danno. Avviato un percorso protetto di Art. 18 che al momento segue 2 persone.
4) Accoglienza. Il MIT gestisce tre mini appartamenti per rispondere alle emergenze abitative per tutti/e coloro che si trovano in difficoltà. In un anno effettuate 5 accoglienze.
5) Avviate 14 borse lavoro in 15 anni; 12 inserimenti lavorativi.
6) Dal 1999 avviati 4 Progetti Europei come Associazione promovente tra cui un Progetto Equal e partecipato a 23 progetti come partners. Progetti che hanno prodotto comunicazione, informazione, politica e soprattutto lavoro.
7) Assistenza in carcere. Fino a quando ci sono state il MIT ha assistito e sostenuto le trans recluse nel carcere bolognese della Dozza.
8) Consulenza e formazione alle principali associazioni e progetti di riduzione del danno.
9) Centro di documentazione con tutti i testi italiani sull’argomento.
Che faccio continuo?
Il Festival Internazionale del Cinema Transessuale DIVErGenti giunto alla sua terza edizione. La mostra fotografica sul transessualismo nella storia e nelle culture disponibile a tutti coloro che vogliono esporla. Nel 2000 ha organizzato Transiti (Convegno Scientifico-Culturale Internazionale su transessualismo e identità di genere), dove ospite d’onore fu Sylvia Rivera, invitata in Italia dal MIT. Il MIT ha fatto parte della Commissione Pari Opportunità (contribuendo anche alla sua realizzazione) presso il Ministero Pari Opportunità presieduti dalla Senatrice Balbo e successivamente da Catia Belillo, annullate successivamente dal secondo governo Berlusconi (trans destre ricordatevelo). Tutto quello che il MIT ha creato e che offre è stato possibile in un contesto politico (quello Bolognese) che ce lo ha permesso, non dimentichiamolo, specialmente prima di andare a chiedere briciole a Maroni. In questi anni il MIT si è adoperato a costruire e intessere rapporti con tutte le associazioni del Movimento GLbT. Si è partecipato alla costruzione anzi alla strutturazione del Consultorio Trans Genere di Torre del Lago, anche in virtu del fatto che a progettarlo c’era Regina (MIT da sempre) che da anni lavorava in Toscana (vi risulta?). Quando l’ONIG propose di trasformare il T da Disforia in malattia rara, il MIT indisse una riunione aperta a tutte le realtà Trans italiane a TUTTE (vi risulta?) e da lì, vista l’importanza del confronto, venne creato il Coordinamento Sylvia Rivera che, nonostante a qualcuno questo non scende, non era la longa mano della MIT ne della Marcasciano visto che era aperto a tutti e dentro ci stavano tutti …. VI RISULTA? Care Ex di associazioni varie vi ricordate quante volte il MIT vi ha invitate per confrontarsi e collaborare?….Capisco adesso perché non si accettava, per non farvi strumentalizzare o accalappiare, ma il MIT non aveva mica bisogno di voi!!!
Di queste cose mi sarebbe piaciuto tanto parlarne di persona in un bel dibattito pubblico ma le richieste sono sempre cadute nel vuoto. Questo soprattutto perchè il Coordinamento T è tacciato di antagonismo e soprattutto perché il MIT non ha mai posto condizioni né rivendicato nulla, ma visto che la misura è colma… è bene mettere i puntini sulle I. Altrimenti, si dice, che chi troppo si inchina si scopre il culo.
Diciamo che oggi il MIT ha una sua linea politica che, visti i servizi offerti, non è pura teoria, ne semplice filosofia, ne antagonismo…ne tantomeno un fallimento! Diciamo con orgoglio che il nostro lavoro, pur nel confronto allargato e senza isolarsi, si è tracciato sempre nel ricco e variegato solco della Sinistra, che ultimamente sembra non andare più di moda o molto più semplicemente non conviene più rivendicare…ebbene per noi tutto questo resta un dato di fatto e un grande motivo di orgoglio. I fascisti non ci sono mai piaciuti, ne quelli che picchiano ne quelli travestiti da agnelli, lo sforzo maggiore è quello di riconoscerli….per questo non ci piace andare a parlare con Maroni. Dopo la rivolta di Rosarno, dopo i suicidi e le violenze nei CIE, dopo l’aumento della violenza trans fobica, dopo i tanti no….sembra quasi che l’agnello vada a trattare con il lupo.
In Italia si diventa antagonisti o addirittura violenti appena ci si permette di dissentire. Una volta si litigava, ci si accapigliava ma si faceva, oggi basta una parola fuori luogo che partono denunce e la delazione…come in tempi tristi prende il posto della politica.

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lunedì 4 gennaio 2010

EDITORIALI

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DA STONEWALL AL PAY PRIDE
di Porpora Marcasciano
Vice Presidente M.I.T. Bologna
22 giugno 2010

I PUNTINI SULLE I
di
Porpora Marcasciano
Vice Presidente M.I.T. Bologna

25 gennaio 2010

NELLO SPIRITO DI STONEWALL
di
Porpora Marcasciano
Vice Presidente M.I.T. Bologna

4 gennaio 2010


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NELLO SPIRITO DI STONEWALL

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Editoriale
di Porpora Marcasciano
Vice Presidente M.I.T. Bologna


Non credo di dire nulla di nuovo nell'affermare/confermare che la realtà, oltre ad essere a noi avversa, è fondamentalmente confusa: quella trans, quella glbt, quella italiana....quella democratica. E' come se si fosse perso il senso delle cose, intendendo "senso delle cose" nel suo reale significato, in termini filosofici detto ermeneutica, cioè quella logica e coerenza che danno senso e significato a un'azione, a un'esperienza, a una vita. Per intendersi per ermeneutica patriarcale si intende il pensiero, la logica, le azioni che sorreggono quel sistema che riconosce e formalizza il potere maschile; l'ermeneutica fascista è quella che riconosce e formalizza il potere della borghesia, del nazionalismo e la difesa dello status. Come quella comunista che riconosce e formalizza l'uguaglianza, l'internazionalismo, la trasformazione dello status quo. C'é l'ermeneutica cattolica o monoteista, quella induista, animista ecc. C'é quella capitalista o del mercato la cui logica e senso è esclusivamente quello del consumo, quello più in auge nell'epoca contemporanea. C'é insomma, o meglio ci dovrebbe essere, nella natura delle cose una loro intrinseca coerenza che molto semplicemente significa riconoscibilità, chiarezza.... filo conduttore delle umane esperienze. Capita a volte che questo filo, dopo essere stato fortunatamente trovato e faticosamente seguito, venga perduto, o spezzato. Le colpe di ciò potrebbero essere addebitate all'incapacità di seguire quel filo o al contrario (come sono convinta) per un preciso calcolo o progetto avverso al filo stesso.

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Quale dovrebbe o potrebbe essere l'ermeneutica T? Le risposte a questa domanda potrebbero essere diverse e anche discordanti, ma partendo dalla semplicità e dall'essenzialità del nostro percorso di liberazione (più o meno 1969-2009) poiché è sul percorso di liberazione che riesco a basarmi (non su quello della negazione), potrei dire che il "senso delle cose T" è quello rintracciabile nello Spirito di Stonewall, quello mirabilmente interpretato da Sylvia Rivera, una delle sue più note protagoniste che in quello spirito per anni ha urlato no rigts no peace. Fin qui tutte/i direbbero (a ragione) di riconoscersi e di rifarsi a quel principio, ma, mi sia concesso il dubbio, ne siamo sicuri? Siamo sicuri che il senso dato alla nostra vita e alle nostre battaglie sia quello? Siamo sicuri che oggi, anno 2010, la costruzione di senso sia quella della liberazione e non quella del patriarcato, o del mercato, o ....del fascismo? Il dubbio mi assale perché essendo immersi (o circondati) da quella logica di senso, il rischio di esserne assorbite, fagocitate e divenirne replicanti è veramente alto. Come dire che quando si stà nella latrina non si sente più la puzza!
Non riesco a comprendere trans, gay e lesbiche che si dicono di destra, mi risulta veramente difficile! Per questo all'assemblea romana del 19 Dicembre sono rimasta sorpresa dalle argomentazioni (quando c'erano) di coloro che ribattevano al mio/nostro richiamo all'antifascismo e alla condanna delle aperture a quella destra che ci vuole morti. Su questo mi soffermerei a riflettere perché questi soggetti affermano il contrario e cioè che nella destra ci sarebbe posto per noi, annullando così quella costruzione di senso o ermeneutica fascista che, basandomi sulla storia, la politica e la filosofia se no erro ha tre principi cardine "dio, patria, famiglia" ai quali in maniera differente (ma coerente) tutte le destre si rifanno. Se non si riconosce questo è come non riconoscere che il Vesuvio stà a Napoli o la Mole stà a Torino.
Metodo sperimentato e oramai consolidato dei neo fascisti è quello di urlare, quasi sempre senza argomentare, accusando gli altri di mancanza di rispetto, di mancanza di democrazia, di mancanza di riconoscimento....urlano, blaterano, non dicono nulla se non che gli altri sono violenti.
Qualsiasi cosa si controbatte diventa per loro violenza, compreso il mio/nostro scontato antifascismo. E per essere political corect alla fine si confondono lupi e agnelli o, come si suol dire, chi troppo si inchina si scopre il culo!
Ma tornando al percorso T, cosa c'entra questo mio exursus? Premetto che ho messo all'inizio quello che avrei dovuto dire alla fine, ma da quel lontano 1969 (sembra oramai un'epoca remota) quando Sylvia lanciava la bottiglia ai poliziotti che la opprimevano, segno conosciuto e riconosciuto dell'inizio della liberazione, della famosa "prima volta" ad oggi, qual è il senso delle cose? Potrebbe essere questo il titolo di un futuro seminario!!! Cosa è successo nel mondo e soprattutto in Italia in questi 40 anni? Cosa è cambiato da quegli anni in cui all'oppressione secolare rispondevamo con la sovversione della nostra favolosa esperienza? Qual è la differenza tra il "metterci la vita" delle nostre sorelle pioniere (ricordate Roberta, Sandra, Gianna e tutte le altre?) e l'essere T oggi?
Perché quelle (le prime) erano/eravamo considerate da certi pulpiti le cattive ragazze, quello che succede oggi con le brasiliane e.... tra non molto con tutte/i noi?
Come mai a livello legislativo tutto si è fermato al 14 Aprile 1982 quando fu approvata la L.164 l'unica per tutto il panorama GLBT? Come mai il pregiudizio e la violenza nei nostri confronti che sembravano scemare, sono oggi prepotentemente aumentati? Come mai urliamo e non ci capiamo tra di noi, non ci diciamo più niente, non ci ascolta più nessuno? Ci affanniamo per apparire a tutti i costi rischiando di non essere viste più neanche da Bernadette?
A queste domande non ho una risposta chiara, soprattutto non ho una ricetta, guai se pensassi di averla, sarebbe un chiaro segno di arroganza e ipocrisia. Ma riprendendo quel famoso filo conduttore, il filo della liberazione, basandomi sull´insegnamento della storia (intendo la nostra) e delle pioniere, facendo un po´ di esercizio di memoria, ritornando a fare una sana e vitale autocoscienza, recuperando lo spirito di Stonewall ....forse dalla lacuna della disperazione riusciamo ad uscire!
Mi siano concesse alcune piccole e brevi note: au debut, (la famosa prima volta) si partecipava! Perché oggi si delega?
Le grandi proteste che rientravano tutte nel processo di liberazione che attraversava il mondo, non erano monopolizzate da nessuno, ne tantomeno fagocitate, deviate, sminuite! Perché oggi si fa a gara a mettere il cappello su tutto? Ai rampolli della destra diffido (e tutti noi dovremmo farlo) dal mettere le mani su quel processo semplicemente perché non gli appartiene e che invece mi appartiene (in quanto libertaria, antagonista, rivoluzionaria) e ci appartiene a tutte e tutti nello spirito di Stonewall.
Quando parliamo di trans/omofobia, riusciamo ad uscire dall'ermeneutica patriarcale, definendo la violenza nei nostri confronti come espressione di quel sistema, chiamando la violenza con il suo nome e cioè fascismo, altrimenti risulterà essere un fatto casuale, improvviso come un temporale estivo, segno di una mente malata, avvalorando così l'idea di coloro che si ostinano a vederla come un castigo di dio. Questo anche in risposta non polemica all'intervento di Fabianna Tozzi all'assemblea del 19 a Roma quando si chiedeva il perché alcune associazioni "perdono tempo" nel ribadire e rimarcare il loro antifascismo!
Riusciamo a scorgere in quanto successo a Torino alla mostra Generi di prima necessità il segno chiaro e lampante di quanto sostengo?
Se il Coordinamento Sylvia Rivera, riuscirà a fare autocoscienza, esercizio di memoria, a riconoscere il profumo dalla puzza, a riprendersi la propria storia nello spirito di Stonewall....ce la potremo fare!!!
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lunedì 28 dicembre 2009

COMUNICATI STAMPA

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> 04.01.2010 MINACCE AL FOTOGRAFO DELLA MOSTRA "GENERI DI PRIMA NECESSITA'" - COORDINAMENTO TORINO PRIDE LGBT

> 29.12.2009 SFREGIATA LA FOTO DELLA IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA MOSTRA SULLA VISIBILITA' TRANS "GENERI DI PRIMA NECESSITA'" IN ESPOSIZIONE IN VIA LAGRANGE A TORINO - COORDINAMENTO TORINO PRIDE LGBT

> 28.12.2009 I TROPPI OMICIDI TRANS IN ITALIA - MIT





I TROPPI OMICIDI TRANS IN ITALIA

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Comunicato Stampa

I TROPPI OMICIDI TRANS IN ITALIA

Non vogliamo più correre dietro alle assurdità di questo sistema, non vogliamo più rispondere con comunicati e dichiarazioni ai tanti e troppi omicidi di transessuali perpetrati in Italia, non vogliamo farlo perché ci sembra oramai una litania senza senso. Anche se continuiamo a farli, ci rendiamo conto che i comunicati non servono più a nulla. Quello che succede in Italia è troppo per essere ignorato, è troppo per essere tollerato, è semplicemente ignobile...è assurdo!
E´ troppo per essere riportato nel solito scontato comunicato stampa. Da un po´ di tempo il MIT rivolge un chiaro, secco e irrevocabile atto di accusa ai responsabili, mandanti politici di questi omicidi da ricercare nei rappresentanti, nei sostenitori dell´attuale quadro politico e anche nell´espressione di una chiesa bigotta e reazionaria. Quello nel CIE di Milano come quello di Brenda, e dell´altra sorella
ritrovata cadavere a Roma è omicidio. E noi non resteremo in silenzio!

Il MIT
http://www.mit-italia.it/
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mercoledì 16 dicembre 2009

CHI SIAMO


Coordinamento Trans Sylvia Rivera


MIT Movimento di Identità Transessuale

Il MIT è un’associazione di volontariato che si occupa della difesa dei diritti delle persone transessuali, travestiti e transgender con sede in Bologna, Via Polese 15. Ha sedi in Toscana e Campania.
– Membro dell’ONIG (Osservatorio Nazionale Identità di Genere)
– Membro del World Professional Ass. for Transgender Health, il più importante ed accreditato centro mondiale di ricerche e studi sull’identità di genere.
– Membro dell’osservatorio nazionale sulla prostituzione del Ministero degli Interni

Progetti e iniziative:
– Gestisce un importante Centro di Documentazione con iniziative correlate
– Consultorio per la salute delle persone transessuali gestito dall’Associazione con convenzioni tra Regione Emilia Romagna e ASL.
– Sportello CGIL e sportello CGIL­ Nuovi Diritti
– progetti di riduzione del danno nel mondo della proostituzione del Comune di Bologna che il MIT coordina.
– L’assistenza in carcere.
– progetto promosso dalla Regione Emilia Romagna per la creazione di impresa e l’inserimento lavorativo per cittadini trans
– Progetto con Comunità Europea e della Regione Regione Emilia Romagna perl l’avviamento al lavoro delle persone trans
– Progetto EQUAL sulle pari opportunità contro le discriminazioni, in collaborazione con Università di Parma, Azienda USL di Bologna, ARCI regionale, Coming­OUT, Consorzio Servizi di Ravenna, ECIPAR, con la realizzazione di una indagine tra gli imprenditori sulla discriminazione delle persone Transessuali nel lavoro, un video promosso nelle sei nazioni partner (Portogallo, Francia, Ungheria, Svezia, Austria), corso per operatori di strada Trans e non, corso di formazione per l’avviamento di impresa.


CIRCOLO PINK

Il Circolo Pink Gay Lesbiche Transessuali Bisessuali Eterosessuali ­ Diritti Umani e Cittadinanza Verona, con sede in Via Scrimiari, 7a a Verona, è una Associazione culturale e di promozione sociale non a scopo di lucro.

Progetti e iniziative:
– Sportello di accoglienza e informazione per le persone transessuali.


GRUPPO LUNA

Il Gruppo Luna e’ un gruppo, costituito all’interno del Circolo Culturale Maurice a Torino, per transessuali, travestiti, transgender (per brevità “T*”) e persone interessate o coinvolte in tali tematiche (parenti, amici, partner…)
– occasioni d’incontro; gruppi di auto­aiuto
– divulgazione di informazioni su date&luoghi di seminari, convegni, ecc.
– informazioni mediche/legali/endocrinologiche/ estetiche
– organizzazione di manifestazioni / feste / convegni ecc.
– azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica;
– azione politica / di collaborazione con le istituzioni locali;

Prossimamente:

– convenzioni agevolate per i suoi soci con strutture medico­estetiche.


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Piattaforma per i diritti delle persone Transgender

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1) Revisione della Legge 164/82 sul cambiamento di sesso:

1) la legge deve consentire la modifica dei dati anagrafici anche ai soggetti che non effettuano la riattribuzione chirurgica del sesso (RCS).

2) riduzione significativa dei costi delle procedure medico-legali.

1) bis

In attesa della revisione della L.164/82 richiesta al Ministro di Grazia e Giustizia di una circolare che renda omogenea in tutti i tribunali della nazione la procedura di applicazione della L. 164/82 attuale.

2) Garanzia del diritto alla salute:

1) si richiede la revisione dei prontuari terapeutici per permettere l’assunzione di ormoni dietro prescrizione del SSN nonché la fornitura gratuita delle terapie ormonali, come già accade in alcune regioni italiane;

2) è necessario istituire una rete di centri medici specializzati del SSN distribuiti in maniera omogenea sul territorio nazionale, al fine di garantire a tutte le persone transgender la possibilità di accesso alle terapie,in collaborazione costante e concorde con le associazioni Transgender;

3) i trattamenti per la modificazione dei caratteri secondari non modificabili con una terapia ormonale (rimozione della barba, mastoplastica etc.) devono essere a carico del SSN al pari dei trattamenti di RCS;

4) la persona transgender deve essere tutelata durante la sua permanenza all’interno delle strutture e dei reparti ospedalieri, garantendo il rispetto della sua condizione da parte del personale e da parte degli altri soggetti residenti in reparto.

3) Difesa dei diritti e pari opportunità

1) ufficializzazione della condizione transgender come condizione dell’individuo non patologica e con pienezza di tutti i diritti della persona, che richiede, quando necessario, l’accesso a sistemi di cura ormonale e/o chirurgica allo scopo di restituire alla persona le sue condizioni ottimali di percezione di salute indipendentemente dalla sua condizione sanitaria;

2) riforma della legislazione sulle pari opportunità con l’introduzione delle differenze di orientamento sessuale e di genere fra le possibili cause di discriminazione, procedendo alla legge di applicazione della Direttiva Europea 54/2006, che comprende anche le persone transgender.

4) Sensibilizzazione

1) azioni di riconoscimento per tutte le persone transgender che hanno subito, prima della L.164/82, violenza, carcere, prigione, confino e altre gravi forme di discriminazione da parte dello Stato a causa della loro condizione di transgender ed eventuale risarcimento per i danni fisici e psichici subiti a causa delle persecuzioni;

2) campagne informative e di sensibilizzazione rivolte al pubblico e alle istituzioni sulle tematiche dell’identità di genere e sulle condizioni, spesso precarie e difficili, delle persone trans, con l’obiettivo di ridurre i comportamenti discriminatori in tutti i momenti della vita quotidiana (scuola, lavoro, vita sociale etc.);

3) sostegno alle associazioni e ai gruppi che si impegnano pubblicamente in azioni antidiscriminatorie, informative e di tutela dei diritti delle persone trans gender

4) discussione del DDL sulla prostituzione proposto dal Ministro delle Pari Opportunità, affinchè ci sia la tutela, e non la persecuzione delle persone Trans che scelgono di prostituirsi, in casa o in luoghi pubblici stabiliti.

Tutela delle vittime di tratta per lo sfruttamento sessuale.

5) Lavoro

1) il diritto al lavoro per le persone transgender deve essere attuato in ogni settore, debellando qualsiasi forma di mobbing e di ostracismo;

2) è necessario istituire progetti di inserimento specifici per le persone transgender in condizioni di precarietà lavorativa o a rischio di disoccupazione;

3) tutela sul lavoro della persona transgender che intraprende il percorso di transizione.
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STATUTO

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STATUTO
Coordinamento TRANS “SYLVIA RIVERA”

Art. 1 - Costituzione

1) E’ costituita l’Associazione denominata ”Coordinamento Trans Sylvia Rivera”( da qui in poi denominata Coordinamento) con sede in Bologna, via Polese n° 15. Eventuali future variazioni d’indirizzo non saranno da intendere come variazioni statutarie. Per ragioni funzionali potranno essere individuate una o più sedi operative diverse dalla sede legale.
2) I contenuti e la struttura dell’organizzazione sono democratici. Il Coordinamento non ha scopi di lucro ed opera sulla base dei principi costituzionali ed in conformità con la legislazione europea, nazionale. Il Coordinamento E’ apartitico, aconfessionale, antitotalitario, e antirazzista, antisessista e antifascista.
3) Il Coordinamento nasce dall’esperienza delle Associazioni e dei Circoli Trans italiani più rappresentativi, e da singole/i persone impegnate attivamente nella difesa e nella tutela delle persone Trans.

Art. 2 – Scopi e finalità

Il Coordinamento ha come scopi e finalità:

coordinare le associazioni ed i circoli transessuali e transgender, operanti nel territorio italiano nonche’ tutte quelle persone che intendono sostenere lo spirito e le iniziative del Coordinamento stesso;

progettare, promuovere, realizzare iniziative politiche, sociali, giuridiche, culturali, di spettacolo e di intrattenimento, prevalentemente sul tema dei diritti delle persone transessuali e transgender, della loro identità e dignità, come singoli e come comunità, e operare per il superamento di ogni forma di pregiudizio e discriminazione fondati sull’identità di genere, anche attraverso il ricorso in giudizio;

instaurare rapporti di confronto e collaborazione con gli organismi istituzionali di livello locale, regionale , nazionale, europeo ed internazionale;

sviluppare i rapporti con le altre realtà GLBT italiane, europee ed internazionali su progetti e temi sui quali il Coordinamento deciderà di lavorare;

promuovere, realizzare, gestire iniziative, strutture, servizi volti a migliorare le condizioni di vita delle persone transessuali e transgeder e a soddisfare bisogni ed esigenze loro specifiche.

Art. 3 – Attività

In relazione agli scopi e alle finalità prefissati il Coordinamento può, direttamente o in collegamento con altri soggetti privati e pubblici, progettare e realizzare:

a) iniziative e manifestazioni pubbliche di rilievo locale, regionale, nazionale od internazionale;

b) incontri e confronti con altre associazioni, partiti, organizzazioni sindacali, organismi istituzionali locali, nazionali e internazionali;

c) seminari, convegni, conferenze, dibattiti ed ogni altra iniziativa di natura politica, culturale, sociale, gestiti direttamente o in collaborazione con altri soggetti privati e pubblici;

d) iniziative di informazione, formazione e aggiornamento sui temi connessi agli scopi e finalità del Coordinamento rivolte ai media, alle scuole di ogni ordine e grado, alle università, al personale delle stesse, agli enti di formazione, alle istituzioni ed agli enti locali, nonche’ alle singole categorie professionali;

e) strutture di servizio e di aiuto rivolte alla comunità e alle singole persone trans;

f) iniziative a sostegno di persone trans immigrate in particolare per quelle persone che provengono da paesi, dove la condizione legata all’identità di genere è motivo di persecuzione, sia fisica che morale.

g) iniziative di natura immobiliare volte a dare una sede allo stesso Coordinamento nonche’ ai vari servizi promossi dallo stesso;

h) attività di spettacolo ed intrattenimento consoni agli scopi e alle finalità del Coordinamento;

i) iniziative di autofinanziamento e reperimento fondi anche attraverso il ricorso a finanziamenti promossi sia dagli enti pubblici che da enti e organismi privati, sia nazionali che internazionali.

Art. 4 – Organi sociali

Sono organi del Coordinamento:

a) l’Assemblea delle/degli iscritte/i

b) il Consiglio Direttivo

c) il/la Coordinatore/trice (presidente)

d) il/la Vice-Presidente

e) il/la Segretario/a (tesoriere)

Le cariche hanno la durata di due anni. E’ prevista la rieleggibilità per un massimo di tre mandati.
Il Coordinamento può dotarsi di uno o più portavoce e di soci/e ad honorem nel caso in cui il Consiglio direttivo a maggioranza o l’Assemblea dei soci con la maggioranza del 51% dei voti lo decida utile per il raggiungimento delle proprie finalita’. I portavoce/i, qualora non sia/no stati scelti/e tra persone già soci/e del Coordinamento, e soci/e ad honorem, non esercitano diritto di voto e potranno essere nominati con il 66,6% dei voti dell’assemblea dei soci.

Art. 5 – Iscritte/i

Possono essere iscritte/i al Coordinamento:

a) le istituzioni e le organizzazioni transessuali e transgender senza scopo di lucro.

b) le istituzioni e le organizzazioni LGBT e non senza scopo di lucro che condividano scopi e finalità del Coordinamento e offrano disponibilità all’organizzazione delle attività previste.

c) Le singole associazioni, avranno diritto a un rappresentante nel Consiglio Direttivo che le Associazioni stesse indicheranno( indicando anche una/un sostituto).

L’Assemblea degli iscritti eleggerà i rimanenti Consiglieri del Direttivo, in quota ad un terzo da quello già formato dai delegati delle Associazioni.
Ne gli iscritti ne le associazioni e Istituzioni da loro rappresentati possono utilizzare il nome, il logo od ogni altro riferimento al Coordinamento per proprie iniziative senza una esplicita autorizzazione da parte del Consiglio direttivo che ne è legittimo proprietario.

Art. 6 – Modalità di adesione

Associazioni: Per iscriversi al Coordinamento è necessario presentare domanda sottoscritta dal legale rappresentante dell’organizzazione richiedente che contenga:

a) tutti i dati dell’organizzazione(denominazione o ragione sociale, indirizzo sede, telefono);

b) il nome della persona legittimamente delegata con i relativi dati e un/una supplente che interviene in caso di impedimento del/la delegato/a;

c) dichiarazione di accettazione del presente Statuto.

Singole/i Iscritte/i: Per iscriversi al Coordinamento è necessario presentare domanda che contenga:

a) tutti i dati del richiedente e le eventuali motivazioni.

b) dichiarazione di accettazione del presente statuto.

Il Consiglio direttivo decide a maggioranza semplice l’adesione dei richiedenti o l’eventuale esclusione. In quest’ultimo caso l’interessato/a potrà presentare ricorso sul quale si pronuncerà in via definitiva l’Assemblea nella sua prima convocazione successiva.
I soci e le organizzazioni sono tenuti al pagamento della quota sociale annuale deliberata dal Consiglio direttivo. A tutti i soci e le organizzazioni in regola con il versamento della quota sociale, sono riconosciuti i diritti di elettorato attivo e passivo in modo eguale, nonche’ la partecipazione a tutti i momenti della vita associativa.
Tutte le prestazioni fornite dai soci/e sono a titolo gratuito.

Art. 7 – Assemblea soci/e

L’Assemblea e’ costituita da tutti/e i/le soci/e del Coordinamento e le organizzazioni e viene convocata in via ordinaria almeno una volta l’anno. Le Assemblee, ordinarie e straordinarie, possono essere convocate per posta, per via telematica o a mezzo fax.
Ogni Assemblea nomina un suo presidente, che la presiederà, ed effettua la verifica dei poteri all’apertura dei lavori.
L’Assemblea viene convocata dal/lla Coordinatore/trice. La convocazione puo’ avvenire anche su richiesta di almeno un terzo dei soci/e; in tal caso il/la Coordinatore/trice deve provvedere alla convocazione entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta e l’Assemblea deve essere tenuta entro 60 giorni dalla richiesta.
L’Assemblea e’ idonea a deliberare quando sia stata regolarmente convocata e in prima convocazione siano presenti rappresentanti di almeno la metà piu’uno dei soci aventi diritto di voto. Trascorse dodici ore da quella fissata per la prima convocazione, l’Assemblea si intende riunita in seconda convocazione e idonea a deliberare qualunque sia il numero dei rappresentati dei soci aventi diritto di voto.
Ogni socio può farsi rappresentare per delega scritta da un altro socio. Ogni socio può ricevere non piu’ di una delega.

L’Assemblea ha i seguenti compiti:

a) eleggere i membri del Consiglio direttivo in quota ad un terzo di quelli indicati e rappresentanti dalle singole Associazioni, nonche’ esaminare e votare la sfiducia nei confronti di singoli membri del direttivo in carica nominandone i/le sostituti/e;

b) approvare il programma di indirizzo al Consiglio direttivo per le attivita’ ordinarie e straordinarie;

c) approvare i bilanci preventivi e consultivi;

d) approvare i regolamenti interni e tutti gli atti di programmazione e indirizzo necessari alla vita dell’associazione per la realizzazione delle finalita’ del Coordinamento;

e) di ogni Assemblea viene redatto un verbale a cura del Segretario o in sua assenza da persona incaricata dal presidente dell’Assemblea. Il verbale firmato dal presidente dell’Assemblea e da chi lo ha redatto viene conservato agli atti del Coordinamento e ogni socio puo’ prenderne visione.

Art. 8 – Consiglio direttivo

Il Consiglio direttivo e’ eletto dall’Assemblea nella quota di un terzo di quelli indicati e rappresentanti dalle singole Associazioni del Coordinamento ed e’ composto, sempre in numero dispari, da un minimo di 5 membri, fra i quali il/la Coordinatore/trice.

Si riunisce, su convocazione del/la Coordinatore/trice o in sua assenza impedimento del segretario/a, almeno quattro volte all’anno e tutte le volte che lo ritenga necessario il/la Coordinatore/trice o almeno un terzo dei suoi membri. In tale ultima ipotesi la riunione deve avvenire entro venti giorni dal ricevimento della richiesta.
Le riunioni del Consiglio direttivo sono valide purche’ sia presente la maggioranza dei suoi componenti. Le deliberazioni sono prese a maggioranza dei votanti.

Il Consiglio direttivo ha i seguenti compiti:

a) eleggere, a maggioranza semplice, il/la Coordinatore/trice e il/la segretario/a;

b) ha ogni potere sull’amministrazione ordinaria e straordinaria dell’associazione;

c) delibera sulla stipula di contratti e accordi di ogni natura e genere che vincolino il Coordinamento e decide su azioni legali e giudiziarie a tutela degli interessi e dell’immagine dell’associazione stessa;

d) approva, sovrintende e realizza le attività indicate dall’Assemblea dei soci e dal consiglio stesso utili per perseguimento degli scopi e delle finalità propri dell’associazione;

e) esamina e delibera su tutti i preventivi di spesa e sulle iniziative di autofinanziamento e ogni altro tipo di entrata, stabilisce l’ammontare delle quote sociali annuali e sui contributi a carico degli aderenti;

f) accoglie o rigetta le domande degli aspiranti aderenti;

g) esamina i bilanci da presentare all’Assemblea dei soci e ne decide le forme di pubblicizzazione;

h) approva le proposte di revisione dello Statuto da presentare all’Assemblea, le proposte in merito allo scioglimento del Coordinamento ed ogni altro regolamento, documento ed atto necessario alla vita della stessa associazione;

i) esamina e decide sulle proposte di sfiducia e revoca, presentate da almeno due terzi dei membri del Consiglio, nei confronti di Coordinatore/trice, segretario/a, tesoriere/a.

L’assenza anche non giustificata a tre riunioni comporta la decadenza dalla carica di membro del Consiglio direttivo.

Art. 9 – Il/la Coordinatore/trice (presidente)

Il/la Coordinatore/trice, che è anche Coordinatore/trice del Consiglio direttivo, è eletto/a dal direttivo a maggioranza semplice,nominato, a turno, in seno a ciascuna organizzazione aderente, in modo da assicurare la rotazione della carica in capo a ciascuna organizzazione aderente e\o singole persone aderenti tra i Consiglieri eletti in Assemblea degli iscritti.

Ha la rappresentanza legale attiva e passiva dell’organizzazione di fronte a terzi e in caso di
giudizio.
Cessa dalla carica secondo quanto stabilito all’art. 4 o in caso di revoca da parte del Consiglio direttivo. Qualora sia stato nominato/a a seguito di revoca del/della Coordinatore/trice precedente cessa di essere in carica con la scadenza prevista per il direttivo.
Opera secondo le indicazioni del Consiglio direttivo e svolge funzioni di rappresentanza pubblica solo nei limiti che il direttivo determina. In caso di decisioni urgenti è tenuto/a a consultare telefonicamente almeno un terzo dei componenti il Consiglio direttivo.
In caso di necessità e urgenza può delegare le proprie funzioni e compiti ad altro componente del Consiglio direttivo.
Per la gestione di specifica attività o progetti il/la Coordinatore/trice può, sentito il parere favorevole del Consiglio, individuare collaboratori anche al di fuori dei soci dell’associazione. Nel caso in cui la collaborazione preveda una retribuzione giustificata di un rimborso spese il parere del Consiglio e’ vincolante, anche sull’ammontare degli stessi. I collaboratori possono essere invitati a partecipare, senza diritto di voto, alle riunioni del Consiglio e dell’Assemblea.

Art. 10 – Il/la Vice-Presidente

Eletto/a dal Consiglio direttivo, redige i verbali delle Assemblee e dei Consigli direttivi. Cura l’archiviazione degli stessi e di tutti gli atti e documenti dell’associazione.
Sostituisce il/la Coordinatore/trice tutte le volte che questo/a glielo richieda o nei casi di sua assenza, impedimento o cessazione. In queste circostanze valgono le stesse regole e criteri fissati per il/la Coordinatore/trice.
Cessa dalla carica secondo l’art. 4 o in caso di sfiducia e revoca da parte del Consiglio direttivo. Se nominato successivamente all’insediamento del direttivo decade comunque dalla carica con la scadenza prevista per il Consiglio.

E’ responsabile dei rapporti e delle attività dei volontari i, dei collaboratori ed è a capo dell’eventuale personale.

Art.11 – Il/la Segretario/a (tesoriere)

Eletto/a dal Consiglio direttivo, svolge le funzioni di tesoreria, secondo le
indicazioni del Consiglio ed in collaborazione con il/la Coordinatore/trice.

Segue tutti i rapporti di natura economica, gestisce la contabilità, le pratiche
fiscali e tributarie e propone al Consiglio iniziative di autofinanziamento.

E’ responsabile della tenuta dei libri e della documentazione contabile, redige
i bilanci e li rende pubblici secondo le decisioni del Consiglio.

Svolge le funzioni di tesoreria, secondo le indicazioni del Consiglio ed in
collaborazione con il Coordinatore/trice. Segue tutti i rapporti di natura
economica, gestisce la contabilità, le pratiche fiscali e tributarie e propone al
Consiglio iniziative di autofinanziamento. E’ responsabile della tenuta dei libri
e della documentazione contabile, redige i bilanci e li rende pubblici secondo
le decisioni del Consiglio.

Art. 12 – Gratuità delle cariche

Tutte le cariche sociali sono gratuite.
Possono essere effettuati rimborsi spese da parte del segretario/a solo previa documentazione dettagliata e a seguito di approvazione del Consiglio direttivo.

Art. 13 – Risorse economiche

Il Coordinamento trae le risorse economiche per il funzionamento e lo svolgimento delle proprie attività da:

a) quote associative e contributi degli aderenti;

b) contributi e donazioni da parte di privati;

c) contributi ed erogazioni da parte dello Stato, da istituzioni e organizzazioni pubbliche e private, nazionali e internazionali;

d) donazioni e lasciti testamentari;

e) rimborsi derivanti da convenzioni e collaborazioni;

f) entrate derivanti da iniziative di raccolta fondi gestite direttamente o tramite accordi con privati, da attività commerciali e produttive marginali;

g) rendite da beni mobili o immobili.

Art. 14 – Quota sociale

La quota sociale a carico dei soci è stabilita annualmente dal Consiglio direttivo, in quota differente tra le Associazioni aderenti e le/gli iscritte/i.
Essa è annuale, non e’ frazionabile ne e’ restituibile in caso di recesso o di perdita della qualità di socio.
Gli scritti non in regola con il pagamento della quota sociale non possono essere elettori/trici nel corso delle Assemblee e non possono essere eletti/e alle cariche sociali.
Gli iscritti, sia associazione che singoli, avranno diritto di voto, dopo 6 mesi dall’approvazione del consiglio direttivo.

Art. 15 – Bilanci

Ogni annoi devono essere redatti, a cura del segretario tesoriere/a ed approvati dal consiglio direttivo, i bilanci preventivo e consuntivo da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea che deciderà a maggioranza dei presenti.

Dal bilancio consuntivo devono risultare tra l’altro i beni, i contributi, le donazioni e i lasciti ricevuti. Il bilancio deve coincidere con l’anno solare.
I bilanci sono pubblici. Le forme di pubblicazione sono decise dal Consiglio direttivo.

Art. 16 – Scioglimento del Coordinamento

Lo scioglimento del Coordinamento è deliberato dall’Assemblea dei 2/3 degli iscritti su proposta del Consiglio direttivo. L’Assemblea stessa provvederà anche alla nomina di uno o piu’ liquidatori.
In caso di scioglimento i beni, dopo la liquidazione, saranno devoluti ad altra organizzazione o istituzione senza scopo di lucro avente scopi e finalità uguali o simili.
La liquidazione delle attività e la devoluzione dei beni è regolata dal Consiglio direttivo le cui decisioni saranno votate a maggioranza dei membri del direttivo.

Art. 17 – Modifiche allo Statuto

Le proposte di modifica allo statuto possono essere presentate all’Assemblea da uno degli organi statutari o da almeno 1/5 dei soci. Le relative deliberazioni sono approvate dall’Assemblea in seduta ordinaria o straordinaria con il voto favorevole dei 2/3 dei presenti.

Approvato all’unanimità dall’Assemblea costituente svoltasi il 25/01/09 presso la sede del Circolo Pink, via Scrimiari 7 in Verona
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Gallery


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AUDIO-VIDEO




Roma, 17 marzo 2009

Conferenza stampa di presentazione
del Coordinamento Trans Sylvia Rivera


Interventi di:

Marcella Di Folco
Regina Satariano
Leyla Daianis
Fabianna Tozzi
Valerie Taccarelli
Sen. Manuela Granaiola (PD)
Sen. Marco Perduca (PD - Radicali)

Audio integrale



Roma, 13 giugno 2007

Conferenza stampa
del Coordinamento Transessuali Sylvia Rivera


Interventi di:
Cristian Ballarin
Marcella Di Folco
Fabianna Tozzi
Leila Daianis
On. Vladimir Luxuria (PRC)
On. Donatella Poretti (LA ROSA NEL PUGNO)
Federica Pezzoli

Audio integrale



Comitato di redazione del Sito del Coordinamento Trans Sylvia Rivera







email redazione:
redazionecoordinamentotrans@gmail.com
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